I “punti di luce” dell’Italia

Consiglio permanente della Cei. L'analisi del cardinale Bagnasco sulla situazione del nostro Paese

Tempo di lettura: 211 secondi

‘Più che un Paese da incubo, il nostro è un Paese che ciclicamente conosce gli spasmi di un travaglio incompiuto, dove però i segmenti luminosi non mancano, e i punti di forza neppure’. Questo, in sintesi, il ritratto dell’Italia tracciato il 22 settembre dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella prolusione al Consiglio permanente della Cei (testo integrale su www.agensir.it). Nella parte iniziale della prolusione, il Cardinale ha lanciato un appello a favore della libertà religiosa quale ‘caposaldo della civiltà dei diritti dell’uomo e come garanzia di autentico pluralismo e vera democrazia’. Sullo sfondo, il ‘quasi silenzio della comunità internazionale’ sulle persecuzioni dei cristiani in India e la ‘pulizia religiosa’ in atto in Iraq. Aiuti alle famiglie monoreddito. ‘Se si disponesse di un sistema fiscale basato sul quoziente familiare, potrebbe determinarsi un circolo assai più virtuoso tra le famiglie e la società nel suo insieme’. Ne è convinto il card. Bagnasco, che ha chiesto alle forze politiche di concentrarsi ‘sulle fasce più deboli, e sulle famiglie monoreddito che stanno reagendo come possono all’ondata di aumenti dei prezzi che nel frattempo non cessano di lievitare’. Sempre a proposito della famiglia, il presidente della Cei ha esortato a ‘difendere l’unità del nucleo familiare’ e a non usare il termine famiglia ‘per unioni che, in realtà, famiglia non sono’, come ha detto il Papa a Cagliari, auspicando una ‘nuova generazione di laici cristiani’ impegnati in politica. Un ‘sistema più federalista’, una ‘giustizia più tempestiva’ e la piena attuazione della parità scolastica le altre richieste. Immigrazione e dovere educativo. Per il card. Bagnasco, ‘il fenomeno dell’immigrazione resta uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale’, visto che ‘nell’ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta’, da ‘non sottovalutare’. Per affrontare questo ambito, secondo il presidente della Cei, servono ‘risposte sempre civili’ e ‘rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà’. Anche la questione dei ‘nuovi irregolari’ va affrontata collocando il problema migratorio ‘in un contesto nel quale ciascuna delle parti interessate ha responsabilità e doveri’. Anche nel contesto europeo, vanno cercati ‘accordi di cooperazione con i Paesi di provenienza’ per ‘guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro ordinamento’ e dare ‘risposte positive sia alle esigenze di una progressiva ed equilibrata integrazione sociale, sia alle domande di ricongiunzione familiare presentate nella trasparenza’. Bagnasco ha inoltre espresso ‘forte preoccupazione’ per ‘i frequenti episodi di violenza e di spregio della vita umana, che vedono spesso protagonisti dei giovani’, frutto per i Vescovi di ‘una grave carenza rispetto al dovere educativo’, perché ‘la violenza nasce dal vuoto dell’anima’. No a forme mascherate di eutanasia. ‘Quel che chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che ‘ mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico – non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano’. Sono le parole del card. Bagnasco dedicate al caso Englaro, affrontato sul finale della prolusione. In seguito a ‘pronunciamenti giurisprudenziali che avevano inopinatamente aperto la strada all’interruzione legalizzata del nutrimento vitale, condannando in pratica queste persone a morte certa’, per la Cei, ‘si è imposta una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza’. ‘In questa logica’, ha puntualizzato il presidente della Cei, tali dichiarazioni ‘non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie’. Una ‘salvaguardia indispensabile’, questa, ‘se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi’.