Il lungo cammino di Claudia Koll

Claudia Koll (terza da destra) tra i partecipanti ai laboratori

Per lei l’anno della “rinascita” fu il 2000, anno del Giubileo, quando, per accompagnare un’amica, attraversò la Porta santa della basilica di San Pietro. Erano 20 anni che non entrava in una chiesa e non si accostava ai sacramenti. Da quel momento Claudia Koll, nota attrice italiana, cominciò un lungo cammino di conversione che l’avrebbe portata oggi a diventare “un’artista di Dio” e ad aiutare i poveri dell’Africa con la sua associazione “Le opere del Padre”. L’attrice ha raccontato il suo cammino domenica pomeriggio al teatro dell’Olletta di Pila, al termine del laboratorio di creatività “Il meglio di te”. “Ero abituata ad avere tutto – ha raccontato Claudia Koll – e a poter risolvere qualsiasi problema con i soldi o attraverso amicizie importanti. Con la mia conversione tutto è cambiato, ma non è stato un percorso facile. I primi tempi, infatti, non riuscivo più a conciliare il mio lavoro con il cambiamento che stava avvenendo in me. Come potevo professare la mia fede e, al contempo, interpretare assassine, mogli infedeli o personaggi senza redenzione? Dov’era la mia coerenza? Rifiutando i ruoli che mi proponevano, però, i mesi passavano senza lavorare e aumentava la paura del futuro e di come mi sarei mantenuta. Non fidandomi ancora appieno di Dio, accettai quindi di fare un film, nonostante dovessi lavorare con persone dannose per la mia vita e dalle quali avevo promesso di allontanarmi. Ma, una volta guadagnati, quei soldi mi fecero così schifo che li donai tutti in beneficenza”. Da qui – grazie alla proposta dei missionari salesiani di fare loro da testimonial per raccogliere fondi per le missioni – il viaggio in Etiopia e l’esperienza con la carestia e le terribili condizioni di vita dei bambini africani. “Il Signore – racconta ancora la Koll – mi fece vedere quali fossero i veri poveri. Da lì ho capito quanta parte del mio stile di vita fosse superflua ed è cambiato il mio rapporto con i soldi. Sono tornata in Africa più volte, ho fatto assistenza ai malati e ho smesso per un periodo di fare l’attrice”. Poi il ritorno sulle scene, ma in modo nuovo. “L’arte è il mio mestiere – spiega – ma oggi la vivo diversamente, non è più fine a se stessa ma è un modo per trasmettere la bellezza di Dio, così come disse Giovanni Paolo II nella Lettera agli artisti. In più mi è stata data l’opportunità di collaborare con la Star Rose Accademy dove ogni giorno lavoriamo per vincere la vera sfida di oggi, ovvero quella di aiutare i giovani ad essere artisti di Dio in un mondo dello spettacolo con poca luce”.

AUTORE: L. L.