Il Meeting di Rimini: incontri che trasformano

Il tema di quest’anno era “Emergenza Uomo”. Non sono mancate le polemiche a causa della presenza di politici

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Un momento dell’intervento del premier Letta al Meeting. Al tavolo dei relatori Guarnieri e Vittadini
Un momento dell’intervento del premier Letta al Meeting. Al tavolo dei relatori Guarnieri e Vittadini

“Una esperienza di amicizia, di incontro di tantissimi ospiti, anche tra di loro, di rapporti che nascono, come quelli di rettori di Università di luoghi e fedi diverse che si accordano per collaborazioni culturali, religiose, scientifiche. Questa esperienza documenta il contributo del cristianesimo al mondo, che non è un progetto politico e ideologico, ma una umanità che testimonia l’Amore che trasforma e rende diversi”. È questo, per Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting, il messaggio principale che lascia la 34a edizione del Meeting di Romini, di Comunione e liberazione, che si è chiusa il 24 agosto. Sette giorni di eventi, dibattiti, approfondimenti sul tema “Emergenza Uomo”, con studiosi ed esperti ma anche politici ed esponenti di Governo. Una presenza che ha suscitato moltissime polemiche, rispedite al mittente dalla presidente, che ribadisce: “Il Meeting è un luogo di confronto libero e aperto”. Con lei tracciamo un bilancio di questa edizione.

Qual è il rapporto del Meeting con la politica?

“Crediamo che la politica sia un servizio nobile, alto, importante, del quale l’organizzazione umana ha bisogno. A Rimini invitiamo politici e governanti con i quali chiediamo di poterci e potersi confrontare sulle questioni reali di cui il Paese ha bisogno. Abbiamo parlato di Europa, di lavoro, di economia, di carceri, di giustizia. Sono uscite cose concrete, suggerimenti e indicazioni reali. Il Meeting è un luogo dove questo può accadere, se la libertà di chi viene desidera che ciò accada”.

Non crede che la presenza di uomini politici di diverso schieramento possa diventare, diciamo così – ‘ingombrante’ – rischiando di offuscare la dimensione più spirituale ed ecclesiale del Meeting, frutto dell’esperienza di don Giussani?

“La realtà del Meeting dice il contrario. Un esempio tra i tanti: mentre in una sala affollata due ministri parlavano di temi sociali e di giustizia, contemporaneamente in altre, allo stesso modo affollate, si discuteva di libertà religiosa, di fede, di vita, di ecumenismo, di umanità. L’esperienza della gente testimonia che la dimensione ecclesiale e spirituale del Meeting non è soffocata da quella politica, ma resta viva ed attiva”.

Beppe Grillo, proprio per la presenza di personalità politiche, vi ha aspramente criticato. Cosa replica?

“Lo ripeto, per noi il bene comune è una cosa seria. Che è la stessa replica che hanno dato anche alcuni ministri [Maurizio Lupi e Mario Mauro, ndr] ricordando che il Meeting non è la sponda a un uomo politico o di un partito ma, come dicevo poco fa, un luogo di confronto libero e aperto”.

Il tema del Meeting, “Emergenza Uomo”, è stato affrontato in molti incontri e da tanti esperti. Emergenza, è stato detto, non è solo la crisi economica e sociale ma anche e soprattutto umana e riguarda tutto ciò che l’uomo tocca e incontra. Da Rimini arriva un antidoto, una ricetta o magari una soluzione?

“Credo che la risposta più bella sia quella contenuta nel messaggio al Meeting di Papa Francesco. Il Pontefice ci ha ricordato che il cuore dell’uomo è un mistero di povertà e di domanda. Ha insistito sul fatto che non dobbiamo farci rubare il desiderio e la speranza, ma avere il coraggio di essere felici. Io credo che l’antidoto sia proprio l’apertura di cuore a Dio, da cui scaturisce la grazia di un incontro”.

Il giornalista irlandese John Waters nel suo intervento al Meeting ha affermato che l’emergenza uomo oggi è la banalizzazione di Dio, l’averlo posto in un angolo. E ciò rende sempre più difficile questo incontro…

“Viviamo in un tempo che, come diceva Waters, tende a de-assolutizzare. Ciò che, nella nostra società, viene oggi emarginato dalla cultura moderna è la domanda sul significato facendo diventare insignificante il fatto di Cristo, o al massimo ‘buono’ per qualche sentimento o precetto morale. Il Meeting vuole andare nella direzione opposta”.

E quale sarebbe questa direzione?

“Quella indicata da Papa Francesco nel suo messaggio al Meeting, in cui ci esorta ad andare incontro a tutti gli uomini”.

In che modo questo invito interpella Comunione e liberazione?

“Nel messaggio del Papa c’è proprio la sottolineatura che è Dio la risposta al mistero dell’uomo. Chi ha fatto l’incontro di Cristo ha una grande responsabilità: andare incontro a tutti, verso il mondo. Ed è ciò che sentiamo fortemente e sul quale desideriamo essere impegnati ogni momento”.