Il Presidente che verrà

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Siamo alle soglie dell’anno nuovo, e il 2015 ci porterà, tra l’altro, un nuovo Capo dello Stato. Si sa che ci sarà, ma non si ha ancora idea di chi sarà. Non si possono fare previsioni, anche perché il Parlamento (lo abbiamo visto quando è stato rieletto Napolitano) è lacerato fra troppi partiti, e i partiti sono a loro volta lacerati tra correnti e sottocorrenti.

Questa incertezza, confesso, mi provoca molta ansietà. Proprio perché il sistema politico è così turbolento, il ruolo del Capo dello Stato è tanto più essenziale. In un sistema costituzionale come il nostro (in Europa ce ne sono parecchi simili) il peso del Capo dello Stato non dipende tanto da ciò che è scritto nella Costituzione quanto dalla stabilità e dalla coerenza del quadro politico. Quando il Governo gode di una maggioranza stabile e sicura nel Paese, e coesa al suo interno (come nella Germania di oggi), allora la figura del Capo dello Stato sfuma sullo sfondo e ha una funzione solo rappresentativa e simbolica. In caso contrario diviene, suo malgrado, un protagonista, perché deve garantire la stabilità e la governabilità del sistema, senza governare in prima persona ma aiutando, come una levatrice, il Parlamento a partorire un Governo e a tenerlo in vita. Napolitano, checché se ne dica, lo ha fatto; e ha potuto farlo grazie all’autorevolezza e all’esperienza derivanti dalla sua lunga storia personale. Riccardo Muti, tanto per dire un nome di quelli che circolano, non ne avrebbe affatto i mezzi, pur essendo un bravissimo musicista. A ciascuno il suo mestiere.

Ma il problema non è solo quello di trovare l’uomo, o la donna, all’altezza del compito; è quello di trovare la maggioranza qualificata che ci vuole per la sua elezione. I problemi del sistema politico italiano non sono congiunturali, sono strutturali, e non si risolvono con qualche frettolosa riforma costituzionale, messa insieme per accontentare un po’ questo e un po’ quello.

Quando si deve eleggere un Papa, il Conclave è guidato dallo Spirito santo; il nostro Parlamento no, anche perché, se pure lo Spirito soffiasse, nessuno gli darebbe retta. Un brutto affare.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani