Il seminario regionale in udienza dal Papa

In occasione del compimento dei cento anni

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Il centenario di fondazione del Seminario regionale umbro ha offerto a noi seminaristi la splendida opportunità di un’udienza privata con il Papa. Un’altra occasione per stringerci attorno a lui dopo aver vissuto da vicino lo storico incontro interreligioso svoltosi ad Assisi lo scorso 27 ottobre. Al rientro dalle festività natalizie il nostro rettore mons. Nazzareno Marconi ci ha comunicato che il giorno dell’udienza sarebbe stato giovedì 26 gennaio, assieme ai Seminari di Catanzaro e di Napoli (Posillipo), anche loro per il centenario di fondazione. Il pensiero che quel giorno sarebbe caduto in pieno periodo di esami ha fatto sicuramente capolino in molti di noi, ma di fronte a un’opportunità così rara qualsiasi giorno sarebbe stato gradito. Per l’occasione siamo stati accompagnati dai nostri superiori; hanno voluto essere presenti anche i Vescovi, per esprimere visibilmente l’unità della Chiesa di questa piccola regione. L’udienza era fissata per le 12, ma essendo partiti alle 7.30 (meglio non rischiare!) siamo arrivati in anticipo a Roma e abbiamo avuto modo di visitare la basilica di San Pietro, cogliendo l’occasione per vedere la tomba del beato Giovanni Paolo II. Un momento importante, al di là della devozione personale per questo grandissimo uomo e Papa, per rinsaldare la consapevolezza di essere parte di una Chiesa veramente “cattolica”, universale. Entrati poi nella sala Clementina del Palazzo apostolico, sede prevista per l’udienza, in attesa dell’arrivo del Santo Padre, impegnato per una riunione con alcuni vescovi, c’è stata l’occasione anche per conoscere i seminaristi degli altri due Seminari invitati. Arrivato poi Benedetto XVI, accolto tra i sentiti applausi di tutta la sala, è iniziata l’udienza. Dopo i saluti iniziali, il Papa ci ha rivolto un discorso non lunghissimo ma ricco di spunti interessanti. Si possono ricordare l’importanza di una sana formazione umana, l’invito alla preghiera, affinché questa accompagni sempre lo studio teologico, la necessità di una solida preparazione filosofico-teologica, l’attenzione ai problemi dei territori delle nostre regioni (per quanto riguarda l’Umbria ha ricordato le immense ricchezze spirituali, ma anche la crisi economica che si sta facendo molto sentire). Molto bello anche il momento in cui ha citato un discorso del beato Giovanni XXIII sulla necessità urgente di tendere alla santità. Terminato il discorso, i nostri Vescovi hanno avuto modo di salutarlo personalmente, intrattenendosi per qualche istante con lui. A tutti noi seminaristi è stata consegnata la Lettera ai seminaristi scritta dallo stesso Benedetto XVI nel 2010.Usciti dalla sala Clementina, ci siamo diretti subito verso il pullman. Dopo un veloce pranzo con quello che gli addetti alla cucina del nostro Seminario ci avevano gentilmente preparato, abbiamo fatto ritorno ad Assisi, in tempo per celebrare la messa presieduta da mons. Chiaretti, arcivescovo emerito di Perugia, con la presenza del vescovo di Gubbio mons. Ceccobelli e del vescovo emerito della stessa diocesi, mons. Pietro Bottaccioli.Al termine della giornata, a prevalere è stato sicuramente un profondo senso di gratitudine al Signore per il dono di vivere una comunione così stretta con il successore di Pietro, e per quanto tutto questo ha contribuito a rafforzare i legami tra noi appartenenti alla Chiesa umbra. Le parole di Benedetto XVI ai seminaristi dell’UmbriaUna elevata formazione accademica e un notevole arricchimento umano sono – secondo Benedetto XVI, all’udienza con i seminaristi – gli elementi che hanno favorito sin dalla loro nascita, nel 1912, i Seminari regionali, opera di pontefici quali Pio X e Leone XIII. Questa esperienza continua, ancora assai opportuna e valida, nell’attuale contesto storico ed ecclesiale, dove i seminari regionali rappresentano una “efficace palestra” di comunione nell’unico servizio alla Chiesa di Cristo e una valida mediazione rispetto alle esigenze delle realtà locali, “evitando il rischio del particolarismo”. Quindi, lo sguardo del Papa si sofferma sul territorio: “Pensiamo ad esempio all’Umbria, patria di san Francesco e di san Benedetto! Impregnata di spiritualità, l’Umbria è meta continua di pellegrinaggi. Al tempo stesso, questa piccola regione soffre, come e più di altre, la sfavorevole congiuntura economica”. È il contesto culturale di oggi, continua il Papa, che esige dai futuri presbiteri una solida preparazione filosofico-teologica. “Non si tratta, solo di imparare le cose – dice, riprendendo la Lettera ai seminaristi – ma di conoscere e comprendere la struttura interna della fede nella sua totalità, che non è una somma di tesi, ma è un organismo, una visione organica, così che essa diventi risposta alle domande degli uomini”. Ma indispensabile – sottolinea – è anche il legame intenso tra studio della teologia e vita di preghiera, tra ministero e vita spirituale del presbitero. Il Papa parla di “giusto equilibrio cuore e intelletto, ragione e sentimento, corpo e anima”, di una integrità umana del sacerdote: “Sono queste le ragioni che spingono a prestare molta attenzione alla dimensione umana della formazione dei candidati al sacerdozio. È infatti nella nostra umanità che ci presentiamo davanti a Dio, per essere davanti ai nostri fratelli degli autentici uomini di Dio”.

AUTORE: Niccolò Crivelli