Il sorriso dei malati ripaga di ogni difficoltà

Le testimonianze dei volontari

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La tradizione umbra dell’Unitalsi vuole che ogni anno una diocesi sia protagonista del pellegrinaggio a Lourdes. Quest’anno a presiedere l’intero pellegrinaggio regionale è stata la diocesi di Terni e il suo vescovo mons. Vincenzo Paglia. Oltre 1300 sono stati i pellegrini umbri in rappresentanza delle otto diocesi umbre accomunate ancor di più in questa occasione dagli stessi obiettivi e dagli stessi sentieri. Ripercorrere in poche righe i cinque giorni di permanenza a Lourdes sarebbe impresa ardua: liturgie, confessioni, catechesi, processioni comunitarie, la visita alla grotta, sono state alcune delle tappe fondamentali del pellegrinaggio vissute nella comunanza della fede e tra la folla multietnica e sempre numerosissima che si trova a Lourdes. Siamo venuti ad incontrare l’altro a dare il nostro amore, questo il senso profondo e il filo comune del pellegrinaggio iniziato con la liturgia penitenziale e le confessioni nel grande spazio aperto della basilica di Santa Bernadette. A seguire la celebrazione eucaristica in cui il vescovo mons. Paglia ha ricordato come non si debbano temere le malattie, quelle che uccidono il corpo, perché non hanno il potere di uccidere l’anima. “Non è facile annunciare il vangelo, vivere davvero da uomini e da donne che credono. Per questo – ha aggiunto mons.Paglia – il Signore ci ha chiesto di uscire dall’Umbria per raggiungere Lourdes e ora ci chiede di uscire dalle nostre chiusure e dal nostro egoismo per spendere la nostra vita per coloro che hanno bisogno e a non rimanere adagiati nella nostra tranquillità, tiepidi nell’amore senza distinzione tra chi crede e chi non crede. Questo pellegrinaggio deve scaldarci il cuore renderci più uniti, solidali nell’aiutarci l’un l’altro. Bisogna che la nostra Umbria si muova nell’unità e nel sentire comune e sia testimone di una fede autentica che possa far ‘miracoli'”. E poi la Via Crucis nel primo mattino per il gruppo umbro, la celebrazione e la processione notturna aux flambeaux e le catechesi pomeridiane. Momento centrale del pellegrinaggio è stato certamente il passaggio nella grotta dell’apparizione e la celebrazione nella grotta stessa in cui forte è risuonato ancora una volta l’invito del Vescovo ad “essere pellegrini di pace”, a pregare per quella pace tanto lontana in cinquanta paesi del mondo dove ci si uccide ancora tra fratelli. “Solo riscoprendo il valore del rapporto con i più deboli, malati e indifesi, la loro centralità nella vita delle nostre parrocchie, nelle organizzazioni e nelle nostre attenzioni, – ha concluso Paglia – saremo capaci di ravvivare l’amore che è l’unico a poter fare miracoli”. Coro unanime ed entusiasta quello di Graziella, Rosita, Federica e Patrizia, tutte sorelle di assistenza dell’Unitalsi che in questi giorni si sono prodigate per i malati. “Il nostro è un servizio verso le persone malate che in questo modo hanno la possibilità di vivere un’esperienza forte ed importante. Il problema maggiore che abbiamo affrontato quest’anno e che ha creato notevoli disagi – spiegano – è stato il viaggio in treno, su carrozze non funzionanti. Per questo le difficoltà sono state maggiori e per alcuni versi abbiamo dovuto affrontare con prontezza di spirito e con la più totale disponibilità anche tutti questi imprevisti. Non senza difficoltà abbiamo cercato di portare, sollievo, conforto e aiuto ad ogni persona. La nostra più grande soddisfazione è comunque veder i malati felici. Qui a Lourdes sono loro la nostra gioia, il loro essere al centro di ogni attività, della preghiera e della vita di ogni giorno, di questi cinque giorni vissuti insieme. I loro sorrisi ci ripagano di ogni fatica e difficoltà, lo stare insieme a loro, parlare, conoscersi e scambiarsi esperienze a volte così diverse è quello che ogni volta e ogni anno portiamo nel cuore come un grande bagaglio di crescita umana e spirituale”. I volontari aggiungono che fanno questo servizio solo ed esclusivamente “per poter dare serenità, conforto e momenti piacevoli, sia dal punto di vista spirituale che della fraternità quotidiana tra malati e con gli altri pellegrini, e alla fine non si guarda più alle notti in bianco, ai turni estenuanti, alle camminate infinite, alla fatica ogni giorno crescente, perché la gioia di essere insieme e con loro è molto più forte di tutto il resto”. Tra i tanti pellegrini umbri a Lourdes, erano presenti anche numerosi malati, ospiti del Salus Infirmorum dell’Unitalsi, che hanno vissuto giorni intensi ed emozionanti, ricchi di momenti di fede, di condivisione e di fraternità con i volontari e gli altri pellegrini. “La tanta gente che ci ha sempre accompagnato in ogni giornata è stato quello che mi ha più impressionato, circa 1000 umbri e poi altri del Veneto con noi”, racconta Massimo Cremonini. “Le strutture all’avanguardia e perfettamente attrezzate che ospitano i malati permettono di vivere questa esperienza in serenità e tranquillità – aggiunge Massimo – non dimenticando l’aiuto e la disponibilità dei volontari e medici sempre pronti a dare una mano. I malati si recano a Lourdes con fede e speranza che sono le uniche loro certezze nella difficoltà della loro malattia e questa grande comunanza di sofferenza mista a speranza mi ha molto colpito. Ho rivolto alla Madonna una preghiera particolare per la pace e la cessazione di tutte le guerre in particolare per la Palestina e l’Afghanistan e ho pregato per il personale che in questi giorni ci ha seguito uno per uno fino alla fine e una speranza di poter ritornare più carico e meno accaldato”. La grande partecipazione dei pellegrini e dei malati di ogni nazionalità in gruppi differenti, anche ad esempio dell’ex colonie francesi, sono rimasti nel cuore di Stanislao Samsa in pellegrinaggio a Lourdes per la settima volta. “Qui al Salus Infirmorum dove mi trovo quest’anno ho potuto apprezzare l’ambiente familiare e cortese e la grande disponibilità all’aiuto reciproco, in particolare ai malati. Il mio pensiero è andato subito ai miei familiari, alla nipotina Valentina, come ovvio, ma anche rivolto a tutto il mondo per la preghiera per la pace e la fratellanza tra i popoli tanto necessaria in questo momento difficile”. La mia è la sesta esperienza a Lourdes come malato – si presenta Gianfranco Campili – e ogni volta ho condiviso questa esperienza con grande familiarità e con persone diverse, con pellegrini anche di altre regioni. Essere qui in questo santuario è per me un momento forte di immersione nella spiritualità mariana che è quello che mi ha spinto ancora una volta a tornare. La speranza di trovare sollievo per la mia malattia mi spinge a affrontare questo lungo viaggio” conclude Gianfranco. Per Emilio Coletti è il secondo anno di pellegrinaggio a Lourdes. “Devo dire che ho trovato tanti nuovi e numerosi volontari in gran parte giovani, specialmente sorelle d’accoglienza dell’Unitalsi. Credo che anche per loro questa esperienza forte non finisca quest’anno ma sia solo l’inizio di un cammino con il malato che hanno seguito e che non conoscevano”. Emilio è stato colpito “dai gruppi, anche non numerosi, di persone intente a pregare in ogni angolo dentro e fuori il santuario”. La mia speranza – aggiunge – è di poter tornare il prossimo anno non più come malato ma a disposizione degli malati”. Questo luogo “porta ad accrescere il desiderio di solidarietà attiva. Ho pregato per la pace nel mondo – ricorda Emilio – per tutti coloro che non sono con noi in pellegrinaggio e in particolare per le persone che oggi non credono che sono coloro che hanno maggior bisogno delle nostre preghiere. La grazia che ho chiesto per me è quella di accrescere la mia fede”.

AUTORE: Elisabetta Lomoro