L’imprevedibile (e solita) politica

di Pier Giorgio Lignani

Fare previsioni sulle vicende politiche italiane nell’anno che sta per venire è difficile, ma anche inutile. Negli stessi giorni di un anno fa era in carica il governo “Conte 1”, dominato robustamente – così pareva da Salvini, e appoggiato dai cinquestelle, mentre il Pd stava all’opposizione.

Chi avrebbe mai potuto immaginare, allora, che a metà anno (circa) la Lega avrebbe trionfato nelle elezioni europee, ma poco dopo si sarebbe trovata a fare un’opposizione inascoltata al governo “Conte 2” appoggiato ancora dai cinquestelle ma con l’apporto del Partito democratico?

E chi avrebbe potuto prevedere che alla fine del 2019 quel Governo sarebbe stato ancora in carica, malgrado una o forse due scissioni nel Partito democratico? E malgrado i malumori dei cinquestelle, tanto al loro interno quanto nei confronti dei partiti insieme ai quali, nonostante tutto, continuano a governare?

La confusione sotto il cielo è grande, come diceva Mao; ma lui aggiungeva “la situazione è eccellente”, mentre noi adesso non ci sentiamo di dirlo. Lo specchio di questa confusione è stata la legge di bilancio, approvata – come tutti gli anni – l’ultimo giorno utile, in un testo messo a punto, nella versione definitiva, solo poche ore prima.

Praticamente nessuno dei parlamentari ha potuto leggerlo, trattandosi di un unico articolo di 958 commi (paragrafi) per un totale di oltre 300 pagine; e hanno dovuto votarlo in blocco, tutto intero, o sì o no.

Non è la prima volta, anzi succede ormai da molti anni.

Ma perché viene fuori un testo così complicato? Non perché sia frutto (magari lo fosse) di una grande visione d’insieme (tipo il grande affresco di Michelangelo nella Sistina), ma, tutto al contrario, perché è solo un disordinato collage di centinaia di micro-norme, ciascuna con l’elargizione di un contributo, un’esenzione fiscale, una sanatoria, un beneficio di carriera, a questo o a quello.

Il contrario di un buon governo e di una sana democrazia parlamentare. Il colore politico dei Governi non c’entra: lo fanno anche quelli che volevano aprire il Parlamento “come una scatoletta di tonno”. Tutto lascia credere che sarà così anche l’anno prossimo. Davvero, meglio non parlare di previsioni.

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