La crisi di Governo e il G7, mentre brucia la foresta

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Ci sono da commentare le vicende che dovrebbero (mentre scrivo) portare alla nascita del governo Conte 2, ma d’altra parte, viste su scala mondiale le contorsioni della politica italiana sono poco più che un nulla.

Occupiamoci dunque del “G7” svoltosi in questi giorni a Biarritz, in Francia. Che cos’è il G7? E’ il vertice dei sette paesi che riconoscono se stessi come i più ricchi del mondo. Fino agli anni Settanta erano in cinque (Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Germania, Francia) poi sono diventati sette con l’ammissione di Italia e Canada. Per un po’ sono stati otto, con la Russia, che però quest’anno non ha partecipato.

Non per la mancanza della Russia, ma per l’incapacità dei partecipanti di trovare una linea comune, il vertice di quest’anno è risultato inconcludente – ammesso che i precedenti avessero concluso qualcosa. Ma, anche se ne fossero stati capaci, sarebbe lecito chiedersi quanto valgano ormai le decisioni di quei Sette. Sulla scena mondiale sono cresciuti altri attori (la Cina e l’India, per dirne solo due) che a occhio non pesano meno. Su tutto, poi, incombono i problemi dell’umanità, di fronte ai quali fare una crisi di governo per la TAV Torino-Lione appare un po’ ridicolo.

Parliamo della salvaguardia dell’ambiente su dimensione planetaria, fra i mutamenti climatici, il consumo forsennato delle risorse, l’esplosione demografica; fenomeni inarrestabili che ne provocano altri come le migrazioni di massa.

È futile occuparsi dei problemi locali e nazionali se non si mettono al primo posto quelli globali. Intanto però i governi di alcuni paesi fra i più grandi (Stati Uniti, Cina, Brasile…) ostentano indifferenza verso i problemi ambientali globali; figurarsi se possiamo aspettarci che si accordino per trovare soluzioni che non potrebbero essere comunque indolori.

Ci possiamo trastullare discutendo del ritorno (se ci sarà) di Giuseppe Conte al governo dell’Italia?

Pier Giorgio Lignani

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