La Festa della fiducia

PAPA FRANCESCO. L’udienza generale prima di Natale

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Una missionaria distribuisce doni ai bambini di un villaggio della Nigeria occidentale
Una missionaria distribuisce doni ai bambini di un villaggio della Nigeria occidentale

Il Natale è il segno che Dio si è “schierato” con l’uomo, con le sue miserie, ed è l’esempio che invita ogni cristiano a fare altrettanto con i più poveri, a chinarsi verso di loro per alleviarli dale loro sofferenze. È il pensiero di fondo di Papa Francesco all’udienza generale di mercolerdì mattina in piazza San Pietro, l’ultima del 2013 (testo integrale su www.vatican.va).

Il Natale – ha esordito Bergoglio – è “festa della fiducia e della speranza, che supera l’incertezza e il pessimismo. E la ragione della nostra speranza è questa: Dio è con noi, e Dio si fida ancora di noi! Dio viene ad abitare con gli uomini, sceglie la terra come sua dimora per stare insieme all’uomo e farsi trovare là dove l’uomo trascorre i suoi giorni nella gioia e o nel dolore. Pertanto, la terra non è più soltanto una ‘valle di lacrime’, ma è il luogo dove Dio stesso ha posto la Sua tenda, è il luogo dell’incontro di Dio con l’uomo, della solidarietà di Dio con gli uomini”.

“Dio – ha proseguito – ha voluto condividere la nostra condizione umana al punto da farsi una cosa sola con noi nella persona di Gesù, che è vero Uomo e vero Dio. Ma c’è qualcosa di ancora più sorprendente. La presenza di Dio in mezzo all’umanità non si è attuata in un mondo ideale, idilliaco, ma in questo mondo reale, segnato da tante cose buone e cattive, segnato da divisioni, malvagità, povertà, prepotenze e guerre. Egli ha scelto di abitare la nostra storia com’è, con tutto il peso dei suoi limiti e dei suoi drammi. Così facendo, ha dimostrato in modo insuperabile la sua inclinazione misericordiosa e ricolma di amore verso le creature umane”.

“Gesù è Dio-con-noi” e rivolgensi alla folla: “Credete questo, voi?”. Dalla piazza: “Sììì!”. E allora il Papa: “Facciamo insieme questa confessione: Gesù è Dio-con-noi”. La gente ha ripetuto: “Gesù è Dio-con-noi!”. “Ecco, bene, grazie. Gesù è Dio-con-noi, da sempre e per sempre con noi nelle sofferenze e nei dolori della storia. Il Natale di Gesù è la manifestazione che Dio si è ‘schierato’ una volta per tutte dalla parte dell’uomo, per salvarci, per risollevarci dalla polvere delle nostre miserie, delle nostre difficoltà, dei nostri peccati.

Da qui viene il grande ‘regalo’ del Bambino di Betlemme: un’energia spirituale ci porta Lui, un’energia che ci aiuta a non sprofondare nelle nostre fatiche, nelle nostre disperazioni, nelle nostre tristezze, perché è un’energia che riscalda e trasforma il cuore. La nascita di Gesù, infatti, ci porta la bella notizia che siamo amati immensamente e singolarmente da Dio, e questo amore non solo ce lo fa conoscere, ma ce lo dona, ce lo comunica.

Dalla contemplazione gioiosa del mistero del Figlio di Dio nato per noi, possiamo ricavare due considerazioni.

La prima è che, se nel Natale Dio si rivela non come Uno che sta in alto e che domina l’universo, ma come Colui che si abbassa (Dio si abbassa, discende sulla terra piccolo e povero), significa che per essere simili a Lui noi non dobbiamo metterci al di sopra degli altri, ma anzi abbassarci, metterci al servizio, farci piccoli con i piccoli e poveri con i poveri. È una cosa brutta quando si vede un cristiano che non vuole abbassarsi, che non vuole servire, un cristiano che si pavoneggia dappertutto… Il cristiano serve, si abbassa. Facciamo in modo che questi nostri fratelli e sorelle non si sentano mai soli. La nostra presenza solidale al loro fianco esprima non solo con le parole ma con l’eloquenza dei gesti che Dio è vicino a tutti.

La seconda: se Dio, per mezzo di Gesù, si è coinvolto con l’uomo al punto da diventare come uno di noi, vuol dire che qualunque cosa avremo fatto a un fratello e una sorella, l’avremo fatta a Lui. Ce lo ha ricordato lo stesso Gesù: chi avrà nutrito, accolto, visitato, amato uno dei più piccoli e dei più poveri tra gli uomini, avrà fatto ciò al Figlio di Dio. Al contrario, chi avrà respinto, dimenticato, ignorato uno dei più piccoli e più poveri tra gli uomini, avrà trascurato e respinto Dio stesso (cfr. Mt 25,35-46)”.

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