La lingua dello Spirito

Catechesi sul Credo. Francesco commenta il “Credo la Chiesa”

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Bruegel, “La torre di Babele”
Bruegel, “La torre di Babele”

Nelle udienze del mercoledì, continuando nel solco del commento al Credo inaugurato da Benedetto XVI per l’Anno della fede, Papa Francesco è ormai arrivato all’articolo finale: “Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica” (testo integrale sul sito www.vatican.va). Ricollegandosi alla Pentecoste appena trascorsa, ha rimarcato: “C’è un profondo legame tra queste due realtà di fede: è lo Spirito santo, infatti, che dà vita alla Chiesa, guida i suoi passi. Senza la presenza e l’azione incessante dello Spirito santo, la Chiesa non potrebbe vivere e non potrebbe realizzare il compito che Gesù risorto le ha affidato, di andare e fare discepoli tutti i popoli (Mt 28,18)”.

“Chi è – ha aggiunto – il vero motore dell’evangelizzazione nella nostra vita e nella Chiesa? Paolo VI scriveva con chiarezza: ‘È lui, lo Spirito santo che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da Lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato’ (Evangelii nuntiandi, 75)”.

Il Papa ha quindi evidenziato “un primo effetto importante dell’azione dello Spirito santo che guida e anima l’annuncio del Vangelo: l’unità, la comunione. A Babele, secondo il racconto biblico, era iniziata la dispersione dei popoli e la confusione delle lingue, frutto del gesto di superbia e di orgoglio dell’uomo che voleva costruire con le sole proprie forze, senza Dio, ‘una città e una torre la cui cima tocchi il cielo’ (Gen 11,4). A Pentecoste queste divisioni sono superate. Non c’è più l’orgoglio verso Dio, né la chiusura degli uni verso gli altri, ma c’è l’apertura a Dio, c’è l’uscire per annunciare la sua Parola: una lingua nuova, quella dell’amore che lo Spirito santo riversa nei cuori (Rm 5,5); una lingua che tutti possono comprendere e che, accolta, può essere espressa in ogni esistenza e in ogni cultura”.

“La lingua dello Spirito, la lingua del Vangelo – ha aggiunto – è la lingua della comunione, che invita a superare chiusure e indifferenza, divisioni e contrapposizioni. Dovremmo chiederci tutti: come mi lascio guidare dallo Spirito santo in modo che la mia vita e la mia testimonianza di fede sia di unità e di comunione? Porto la parola di riconciliazione e di amore, che è il Vangelo, negli ambienti in cui vivo? A volte sembra che si ripeta oggi quello che è accaduto a Babele: divisioni, incapacità di comprendersi, rivalità, invidie, egoismo. Io che cosa faccio con la mia vita? Faccio unità attorno a me? O divido, con le chiacchiere, le critiche, le invidie? Che cosa faccio?”

“Pensiamo a questo. Portare il Vangelo è annunciare e vivere noi per primi la riconciliazione, il perdono, la pace, l’unità e l’amore che lo Spirito santo ci dona. Ricordiamo le parole di Gesù: ‘Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri’ (Gv 13,34-35).

“Un secondo elemento – ha detto Francesco -: il giorno di Pentecoste, Pietro, colmo di Spirito santo, si alza in piedi con gli Undici e a voce alta (At 2,14) e con franchezza (v. 29) annuncia la buona notizia di Gesù, che ha dato la sua vita per la nostra salvezza e che Dio ha risuscitato dai morti. Ecco un altro effetto dell’azione dello Spirito santo: il coraggio di annunciare la novità del Vangelo di Gesù a tutti, con franchezza (parresìa), a voce alta, in ogni tempo e in ogni luogo. E questo avviene anche oggi per la Chiesa e per ognuno di noi: dal fuoco della Pentecoste, dall’azione dello Spirito santo, si sprigionano sempre nuove energie di missione, nuove vie in cui annunciare il messaggio di salvezza, nuovo coraggio per evangelizzare”.

“Non chiudiamoci mai a questa azione! Viviamo con umiltà e coraggio il Vangelo! Testimoniamo la novità, la speranza, la gioia che il Signore porta nella vita. Sentiamo in noi ‘la dolce e confortante gioia di evangelizzare’ (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 80). Perché evangelizzare, annunciare Gesù, ci dà gioia. Invece l’egoismo ci dà amarezza, tristezza, ci porta giù. Evangelizzare ci porta su!”.

Evangelizzazione e preghiera

“Accenno solamente – ha detto Francesco al termine dell’udienza – a un terzo elemento, che però è particolarmente importante: una nuova evangelizzazione, una Chiesa che evangelizza deve partire sempre dalla preghiera, dal chiedere, come gli apostoli nel Cenacolo, il fuoco dello Spirito santo. Solo il rapporto fedele e intenso con Dio permette di uscire dalle proprie chiusure e annunciare con parresìa [franchezza, ndr] il Vangelo. Senza la preghiera, il nostro agire diventa vuoto e il nostro annunciare non ha anima, e non è animato dallo Spirito”.