La pace è impegno anche dei lavoratori

Messaggio Ceu per festa del lavoro

Tempo di lettura: 152 secondi

Le chiese dell’Umbria celebrano il Primo maggio la Giornata della solidarietà con il mondo del lavoro, ”che cade quest’ anno in un momento di forti tensioni internazionali”. Lo afferma, in una nota, l’Ufficio per la pastorale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale umbra che ha scelto di dedicare una riflessione sul tema della pace. “La promozione della ‘desideratìssima pace’ (Pacem in terris) – si legge nella nota – interpella la coscienza di tutti i lavoratori e in particolare dei credenti impegnati nel mondo del lavoro della nostra regione”. Nel testo è ricordato l’impegno della Chiesa per la pace, a cominciare dall’Enciclica di Papa Giovanni XXIII  Pacem in Terris dell’11 aprile 1963; sono ricordati la guerra in Iraq il conflitto israelo paestinese e i 41 conflitti, tra guerre civili e conflitti armati, in corso nel mondo, che “fanno prepotentemente emergere la questione dell’ordine intemazionale e dell’autorità deputata a promuoverlo e farlo rispettare. Una questione che 40 anni fa Giovanni XXIII affrontava nella Pacem in Terris sottolineando, già allora, “l’inadeguatezza strutturale esistente a livello mondiale ai fìni del perseguimento dei bene comune universale”, auspicando “l’adeguamento dell’organizzazione delle Nazioni Unite”. “Ci sono conflitti in cui la pace non è possibile senza la riconciliazione e il perdono. Un esempio sotto gli occhi di tutti è il conflitto tra Israeliani e palestinesi che va avanti da più di 50 anni. Solo se si spezza la catena infernale dell’odio, della vendetta e della ritorsione potranno essere ricreate le premesse per un negoziato giusto che porti alla pacificazione”.

La nota si conclude con una “specifica considerazione sul ruolo dell’Italia e dell’Europa. La fine della guerra fredda e dei blocchi contrapposti ha prodotto indubbi effetti positivi in tema dì libertà e di emancipazione per tanti popoli. Si è determinata, però, una situazione di sbilanciamento, di mancanza di pesi – contrappesi a livello mondiale che sta portando un grande paese democratico come gli USA su posizioni che tendono, per così dire, a “strafare”. Serve un contrappeso politicamente forte. Tocca principalmente alla nuova Europa questo .compito. Non è entusiasmante la divisione dell’Europa riguardo alla guerra in Iraq. Occorre comunque prendere coscienza che l’asse Occidente – America non corrisponde più ad un mondo profondamente cambiato”.”La questione vera è l’alleanza ampia per un nuovo ordine intemazionale” che vuol dire, spiega la nota, “cooperare per accelerare i processi già in corso per rispondere all’universale domanda di modi democratici nell’esercizio dell’autorità politica, sia nazionale sia intemazionale, come alla richiesta di trasparenza e di credibilità ad ogni livello della vita pubblica. L’Italia e l’Europa forti della loro antica civiltà fondata sui valori dell’umanesimo cristiano debbono operare in questa direziono per Organismi intemazionali democratici – l’Onu in primo luogo, ma anche la Corte Penale intemazionale, il Fondo Monetario Intemazionale, la Banca Mondiale, l’Organizzazione mondiale del Commercio – che operano perché ogni decisione sia a misura delia dignità umana e per una pace fondata sui quattro pilastri indicati da Giovanni XXIII: la verità, la giustizia, l’amore e ia libertà”.

AUTORE: M.R.V.