La presto-beata Madre Speranza nei ricordi di mons. Cancian

“Ho avuto la grazia - dice - di conoscere Madre Speranza e di frequentarla da vicino per 25 anni. La sua testimonianza ha lasciato un segno indelebile nella mia vita”

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L’ordinazione di Cancian. Presente M. Speranza
L’ordinazione di Cancian. Presente M. Speranza

Il 5 luglio la Santa Sede ha dato la notizia che anche Madre Speranza di Gesù, insieme ad altri beati e prossimi santi (tra cui Papa Giovanni e Giovanni Paolo II), sarà presto elevata alla gloria degli altari con il titolo di beata. Offriamo ai lettori la testimonianza di mons. Domenico Cancian che per 25 anni le è stato vicino.

Ho avuto la grazia di conoscere Madre Speranza e di frequentarla da vicino per 25 anni. La sua testimonianza ha lasciato un segno indelebile nella mia vita, come nella vita di tantissime persone che l’hanno avvicinata.

Donna di grande sensibilità e intuito, coraggiosa e tenera, generosa e dinamica (si direbbe vulcanica), vive un’esperienza umana e spirituale segnata da due parole: Amore Misericordioso. Lo chiamava anche Buen Jesus e lo venerava nel Crocifisso che, su precisa indicazione del Signore, aveva fatto scolpire negli anni ’30 a Madrid e che ora campeggia nel santuario di Collevalenza. Il Cristo crocifisso che invoca il perdono per tutti dal Padre.

Madre Speranza è stata l’instancabile testimone dell’Amore Misericordioso. Assieme a santa Faustina e ancora prima a santa Teresina di Liseux, ha anticipato ciò che Papa Giovanni Paolo II, prossimamente santo, scriverà nell’enciclica Dives in misericordia (1980). Sarà proprio Papa Wojtyla a dirlo, facendosi pellegrino a Collevalenza nel 1981, vivente Madre Speranza.

Ecco una rapida scheda della sua vita. Fonda la famiglia religiosa delle Ancelle e dei Figli dell’Amore Misericordioso con ben sei modalità di appartenenza, dà vita a una cinquantina di comunità religiose, vive esperienze mistiche straordinarie (estasi, bilocazioni, stigmate), molteplici sofferenze fisiche e morali (persecuzioni, maltrattamenti anche dal Maligno, umiliazioni di vario genere, Sant’Uffizio). Dopo aver realizzato a Roma una grande opera a favore dei feriti e dispersi della Seconda guerra mondiale, dopo aver incontrato – qualche volta in bilocazione – Papi e Capi di governo, trascorre gli ultimi trent’anni a Collevalenza dove realizza la cittadella dell’Amore Misericordioso: il primo santuario a Lui dedicato, le piscine per i malati, le case di accoglienza per i pellegrini e i sacerdoti.

È lei che dirige tutte le costruzioni. Fidandosi della Provvidenza mette in piedi una struttura straordinaria quanto alla bellezza e all’accoglienza. Tanto che il piccolo paesino dell’Umbria, poco abitato e sconosciuto, diventa in breve “il roccolo dell’Amore Misericordioso”, un punto-luce per l’uomo di oggi in cerca di… speranza!

Anche perché Madre Speranza, mentre realizzava le grandi opere, si dedicava ai servizi più umili, curava la formazione dei suoi figli e figlie, accoglieva i numerosi pellegrini (ne ha ricevuto mediamente un centinaio al giorno, singolarmente, per circa vent’anni) e alla notte davanti al Crocifisso invocava per loro le grazie di ogni genere. E le otteneva con la sua fede insistente, col suo amore senza limiti.

Tutto questo per attuare quella stupenda missione che Gesù stesso le aveva chiesto all’inizio della sua avventura il 5 novembre 1927: “Il buon Gesù mi diceva che io devo darmi da fare perché gli uomini lo conoscano non come padre offeso dall’ingratitudine dei suoi figli, ma come un padre pieno di bontà che cerca in tutti i modi di poter confortare, aiutare e far felici i suoi figli, e chi li segue e ricerca con amore instancabile, quasi che non potesse essere felice senza di loro. Quanto mi ha impressionato questo!”.

Madre Speranza invita tutti, proprio in questi tempi difficili, a una totale confidenza nell’amore misericordioso di Gesù e a diventare uomini e donne di misericordia, di tenerezza, di perdono e di pace.

AUTORE: † Domenico Cancian, f.a.m.