La Rete dei musei ecclesiastici umbri: un unicum in Italia

MUSEI ECCLESIASTICI. Convegno nazionale ad Assisi sulla necessità di mettersi in rete, come da noi già avviene

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Una delle sale espositive del museo diocesano e cripta di San Rufino ad Assisi
Una delle sale espositive del museo diocesano e cripta di San Rufino ad Assisi

“La Rete dei musei ecclesiastici: da strumento economico a laboratorio interpretativo” è stato il tema al centro del convegno nazionale promosso dal 20 al 22 novembre dall’Associazione musei ecclesiastici italiani (Amei) e dai Musei ecclesiastici umbri alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli. Ha avuto inoltre il sostegno della Regione e della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia e il patrocinio della Ceu.

Tre giorni di confronto tra addetti ed operatori del settore nell’intento di stimolare e offrire un’occasione di riflessione su un tema chiave per lo sviluppo del museo quale promotore di cultura e di fede nel territorio. Un ampio dibattito si è incentrato sull’opportunità di organizzare in rete le istituzioni museali e in particolare quelle ecclesiastiche.

Un’opportunità avallata anche da mons. Giancarlo Santi, presidente dell’Amei, intervenuto nella seconda giornata dei lavori. Mons. Santi ha riferito come negli orientamenti della Cei I beni culturali della Chiesa in Italia del 1992 siano contenute due indicazioni in merito alla cooperazione tra musei ecclesiastici: la prima a livello diocesano, la seconda, regionale. Sulla base di tali disposizioni – ha precisato – “sarebbe logico attendersi un alto o almeno un buon livello di cooperazione tra musei che dovrebbero spontaneamente agire in forma di comunità, anche in assenza di incentivi esterni. Al contrario – ha aggiunto – in Italia le relazioni tra musei ecclesiastici, a livello diocesano, regionale e nazionale, nonostante le esplicite indicazioni, sono in genere (86% dei casi) piuttosto deboli”.

“Casi di cooperazione, benché poco numerosi – ha proseguito – non sono comunque del tutto assenti, sia in ambito ecclesiastico che civile”. Ha ricordato come in alcuni casi siano nate spontaneamente reti ecclesiastiche diocesane e regionali in alcune regioni del Nord, Centro e isole. “Ben tre sono presenti in Piemonte, e due in Umbria, mentre una rete è segnalata nelle regioni Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia, Sardegna”. Tenendo conto – ha detto – che le diocesi dell’Umbria sono otto, in totale le diocesi italiane attualmente in rete sono 16 su 226 (pari al 14%).

A portare l’esempio del sistema di rete dei musei ecclesiastici esistente in Umbria, un unicum in tutta Italia, è stato padre Saul Tambini, direttore della rete museale ecclesiastica dell’Umbria (Meu), nata nel 2004.

Padre Saul ha voluto ricordare quanto scritto nel fondamentale testo La funzione pastorale dei musei ecclesiastici della Pontifica commissione per i beni culturali ecclesiastici: “Un museo ecclesiastico si radica sul territorio, è direttamente collegato all’azione della Chiesa ed è il riscontro visibile della sua memoria storica”. Così inteso, il museo, “anche e soprattutto quello ecclesiastico – ha sottolineato – perde il senso tradizionale di una galleria, di una collezione, di un’esposizione tematica, e acquisisce quello di centro di comunicazione di una storia e di una cultura vissuta da parte di una comunità che si esprime attraverso l’opera artistica e la forma architettonica, ma lo fa con una pluralità di linguaggi e di espressioni. Porre in rete un centro culturale come un museo appare così non solo possibile ma necessario, perché un museo ecclesiastico non può che descrivere innanzitutto la sua appartenenza a una comunità e alla cultura di quella comunità, e non può che farlo in maniera plurale e sinergica”.

In Umbria quanto definito dalla Pontificia commissione – ha proseguito – “si è pensato si potesse realizzare attraverso una rete di musei diffusa e variegata ma rappresentativa di una stessa vicina realtà. Favorita da un territorio relativamente piccolo, la Conferenza episcopale umbra è riuscita in questi anni ad alimentare questa originale forma di collaborazione e collegamento tra centri culturali spesso con una peculiarità profonda e una identità variegata”.

La Meu attualmente raccoglie 13 Musei ecclesiastici, diocesani e religiosi. Nel suo Statuto – ha proseguito padre Saul – “descrive la necessità della rete di offrire servizi comuni di carattere culturale, servizi di rete, al fine di armonizzare le politiche di gestione, servizi di progettazione per lo sviluppo e il sostegno della rete, l’organizzazione e la gestione di itinerari religiosi, artistici, storici, turistico-culturali, e il reperimento di fondi”.

In questi anni sono diverse le iniziative organizzate dalla rete, tra cui diverse brochure per la conoscenza della realtà umbra e alcune mostre ed eventi: nel 2002 “Frate Francesco e i Francescani”; nel 2007 “Santi e Papi in terra d’Umbria”; nel 2011 la mostra diffusa “Il sacrificio di Gesù Cristo”; nel 2012 la serie di eventi organizzati da tutti i musei denominata “In hoc Signo”, in occasione del centenario della visio Costantini.

AUTORE: Manuela Acito