L’Africa s’è desta

Sinodo per l’Africa. Considerazioni di mons. Bressan, della Commissione Cei per l’evangelizzazione dei popoli

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“Alzati, Chiesa in Africa… Coraggio! Alzati, Continente africano”. Sono le parole di speranza pronunciate da Benedetto XVI a conclusione della seconda assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Africa, conclusosi il 25 ottobre. Molti gli spunti di riflessione e le sfide sollevate dai 244 Padri sinodali. Ne parliamo con mons. Luigi Bressan, presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese della Cei. Mons. Bressan ha partecipato all’assemblea come “membro di nomina pontificia”. Quali le priorità emerse durante i lavori? “La coscienza che la situazione è diventata insostenibile per vari motivi: miseria diffusa, corruzione diventata metodo ordinario di gestione amministrativa, sfruttamento da parte di potenze estere, depauperamento delle risorse ambientali, imposizione di ideologie contrarie alla famiglia e alla vita. Ma, nello stesso tempo, anche una forte speranza basata sulla fede in Cristo e voglia di continuare, ed anzi crescere, nella promozione integrale delle nazioni africane, promozione della formazione nella dottrina sociale della Chiesa”. Cosa può dare l’Africa agli altri Continenti? “Accanto ai migranti che portano un contributo allo sviluppo, e a qualche sacerdote o religiosa dell’Africa che aiutano nella pastorale in Europa, gli africani ci insegnano la dimensione spirituale della vita (anche quando si parla di questioni economiche), l’entusiasmo, l’attaccamento alla preghiera, la gioia per la fede, le vie per la riconciliazione, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso”. Lei in assemblea ha ricordato che l’Italia si sente “per più motivi particolarmente legata al Continente africano”… “Possiamo andare all’antichità, quando sant’Agostino e altri Padri del nord dell’Africa hanno dato il loro apporto al pensiero cristiano occidentale. Ma poi i francescani dal 1600 sono partiti verso l’Egitto e ora i missionari italiani in Africa sono oltre 3.600 in ben 48 dei 53 Stati di quel Continente. E dietro a ogni missionario ci sono famiglie, parrocchie, diocesi, comunità che solidarizzano, ecc. Purtroppo la stampa italiana ha piuttosto ignorato questo Sinodo, e non ha dato attenzione nemmeno alla forte denuncia della corruzione locale. Nel G8 del maggio scorso, grazie anche a qualche pressione di cattolici italiani, a dir il vero, i ‘potenti’ promisero un contributo di 20 miliardi all’Africa: in sé una bella attenzione! Ma i Padri sinodali hanno anche avvertito con chiarezza che spesso tali aiuti non arrivano alla gente. L’Italia potrebbe vigilare perché anzitutto le promesse si traducano in realtà e poi perché si arrivi al popolo e non solo alle istituzioni bancarie; le Chiese locali potrebbero essere partners”. Ai Padri sinodali ha chiesto di aiutarci a “conservare o a recuperare la dimensione religiosa dell’esistenza”.“Ovviamente è importante avere un’anima per saper lottare, e gli africani hanno ricordato che non posseggono soltanto ricchezze naturali, ma anzitutto una fede che sostiene l’impegno della vita. Il secolarismo occidentale può privarli anche di questa bellezza e di questo ‘motore’. Allora sarà il più completo appiattimento”. “Alzati, Chiesa in Africa…”: quali prospettive per il futuro? “L’Africa non è un Continente senza prospettive e senza speranza. Nei vari incontri si è imparato a riconoscere molte qualità e risorse che vi sono in Africa. Inoltre, il coraggio dell’autocritica è sempre il primo passo verso la costruzione di una realtà nuova, e i Vescovi non hanno mancato di dire anche quanto non andava da loro. Il Continente ha tanti giovani e fra essi molti intendono prendere in mano le sorti della loro società. Ma soprattutto penso alle donne, che non soltanto portano il peso maggiore ma sono una forza immensa di rinascita. Infine, noi crediamo che la miseria non è una sfortuna, ma un’ingiustizia, e Dio vuole che l’equità regni nel mondo”.