L’Amore Misericordioso come chiave pastorale

Sinodo sulla famiglia, Convegno di Firenze e Giubileo della Misericordia: come “ci entra” l’Umbria?

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Un momento d'incontro a Collevalenza
Un momento d’incontro a Collevalenza

Nei prossimi mesi tre interessanti eventi richiamano la nostra attenzione. Sono tre doni e allo stesso tempo tre sollecitazioni alla nostra responsabilità umana e cristiana.

Si tratta del Sinodo dei vescovi sulla famiglia (“La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, 4-25 ottobre); del Convegno ecclesiale di Firenze (“In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, 9-13 novembre) e del Giubileo straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016). Per comprendere meglio il loro collegamento ne parliamo con mons. Domenico Cancian, delegato Ceu al Convegno di Firenze.

Che nesso vede tra il Sinodo sulla famiglia, il Convegno sul nuovo umanesimo e il Giubileo della Misericordia?

“Avverto che la misericordia evangelica può illuminare le problematiche odierne relative all’uomo e alla famiglia, partendo da una retta comprensione della misericordia che, secondo il card. Walter Kasper, è ‘concetto fondamentale del Vangelo e chiave della vita cristiana’.

Voglio dire che il rinnovamento ecclesiale, nel mezzo secolo che va dal Concilio Vaticano II a noi e che ha visto il passaggio storico dal secondo al terzo millennio, si incentra proprio sulla riscoperta dell’amore e della misericordia (Amore Misericordioso), sia nella relazione dell’uomo con Dio, sia nella relazione degli uomini tra di loro, a partire dalla famiglia. Sono convinto che in questo modo possiamo intendere e vivere fruttuosamente i tre provvidenziali eventi”.

In dettaglio?

“Papa Francesco avverte profondamente l’urgenza della conversione pastorale e missionaria della Chiesa, chiamata a uscire dalla propria autoreferenzialità per aprirsi alla gioia del Vangelo (Evangelii gaudium) da portare a tutti, a cominciare dai poveri.

La Chiesa è chiamata a essere Madre misericordiosa, ad andare incontro all’uomo ferito di oggi senza giudicare e senza condannare, ad accompagnare con cura ogni persona, ad aiutare le famiglie e specialmente quelle in crisi. È evidente che il suo pontificato va nella direzione del Vangelo della misericordia.

Il Sinodo sulla famiglia, affrontato con il metodo del dialogo a tutto campo, costituisce una esemplare ‘applicazione’ del Vangelo della misericordia alle sofferenze della famiglia umana che oggi rischia le derive del narcisismo, della violenza fisica e ideologica, dell’insterilimento, delle divisioni… insomma della mancanza di amore vero e duraturo, di comprensione, di perdono, di tenerezza.

La Chiesa italiana, dal canto suo, ha messo a punto per gli anni 2013-2020 l’Educare alla vita buona del Vangelo e ora, a metà decennio, il Convegno di Firenze. Per i Vescovi italiani la sfida attuale tocca i fondamentali dell’Umano. C’è da ripensare e chiarire cosa è umano e disumano.

C’è da dire con chiarezza che l’uomo non può essere ridotto all’io autoreferenziale e ai suoi bisogni sostenuti come diritti assoluti, facendo saltare le relazioni, magari a danno dei più deboli. Come investire le nuove acquisizioni e sensibilità in progetti di nuovo umanesimo, inclusivo dell’Altro e di ogni altro, compreso il cosmo?

Come riprendere e rilanciare ‘alleanze infrante e interrotte’ tra maschile e femminile, tra persone, generazioni e istituzioni, tra spazio personale e pubblico… se non attraverso un’autocritica serena e una disponibilità reciproca al perdono, alla riconciliazione, al cercare di costruire insieme un nuovo modo di essere umani oggi? Non ha a che fare tutto questo con la Misericordia?”.

Come questi tre eventi possono aiutare la nostra regione?

“Anzitutto dovremmo tenere ben presenti i grandi esempi di umanesimo cristiano elaborati in Umbria, e che hanno segnato positivamente la cultura e la storia del mondo. Il carisma di san Benedetto, patrono d’Europa, e quello di san Francesco, per citarne solo due, sono stati e sono tuttora modelli di umanesimo cristiano ispirati al Vangelo dell’amore, incarnato in modalità così significative che continuano a suscitare l’attenzione anche di laici e non credenti proprio sull’Umano.

Si pensi all’enciclica Laudato si’ . Mi permetto di citare due altre recenti testimonianze che ho avuto la grazia di conoscere da vicino. La beata Madre Speranza ha testimoniato l’Amore Misericordioso accogliendo innumerevoli persone bisognose di aiuto e costruendo a Collevalenza il santuario che è un riferimento umano e spirituale ormai paragonabile alle basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli.

Il servo di Dio Vittorio Trancanelli, morto diciassette anni fa, ha dato l’esempio di come vivere il Vangelo dell’amore di Gesù in sala operatoria, in famiglia, nell’accoglienza e nell’accompagnamento delle persone bisognose di aiuto, specialmente dei bambini, portando guarigione, conforto, speranza.

Alla luce di questi esempi umbri e di tantissimi altri, possiamo concorrere ancor più, come Chiese dell’Umbria, a mettere in piedi un ‘laboratorio dell’Umano’ che coinvolga le persone e la famiglia alla luce della Misericordia. A questo proposito il messaggio dei Vescovi dell’Umbria in concomitanza con il Giubileo straordinario della Misericordia è un orientamento regionale molto significativo: intende aiutare le nostre Chiese a vivere con frutto questo Giubileo, tenendo conto della bolla papale Misericordiae vultus.

A quel messaggio possiamo ispirarci per fare scelte pastorali che innestino processi generativi regionali capaci di portare al rinnovamento umano e cristiano”.

 

AUTORE: M. R. V.