Le donne che fanno impresa

Aumentano le aziende condotte da donne. Il primato spetta ad Amelia, con un +5,6%. Allo sviluppo imprenditoriale contribuisce il Piano di programmazione 2000-2006

Tempo di lettura: 111 secondi

Sono le imprese al femminile, ossia quelle condotte da donne, a crescere maggiormente in numero nella provincia di Terni e con notevoli potenzialità di sviluppo. I dati forniti dalla Camera di commercio di attestano che, su 19.175 imprese che operano nei vari settori merceologici, 5.279 sono a conduzione femminile, con un incremento dell’1,7 per cento rispetto all’anno precedente. Il massimo incremento si è verificato, tra i comuni più grandi, ad Amelia con il 5,6 per cento, a Terni con l’1,8 per cento e ad Orvieto con l’1,1 per cento, mentre a Narni si è registrato un decremento di un punto percentuale. Il settore che registra la maggiore presenza gestionale femminile è quello del commercio con 1.698 imprese, seguito da quello relativo alla agricoltura, caccia e silvicoltura con 1.441 imprese. Imprese che operano nell’attività manifatturiere e nel settore dei servizi pubblici e sociali. Alta la presenza femminile anche nella gestione di alberghi a ristoranti. Dati sullo sviluppo imprenditoriale che si associano a quelli del Piano di programmazione della formazione professionale e dei centri per l’impiego 2000-2006, per il quale sono stati predisposti dalla Provincia di Terni sei milioni e 600 mila euro gli investimenti per l’anno in corso, finanziati con i fondi comunitari dell’Obiettivo 3. Investimenti che serviranno all’inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro di giovani e adulti e per i quali è previsto un contributo di due milioni 860 mila euro, e quelli riservati alla formazione continua, alla flessibilità del mercato del lavoro e alla competitività delle imprese pubbliche e private, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese (oltre 830 mila euro), ed anche all’occupazione femminile, settore per il quale sono previsti investimenti pari a 714 mila euro. Altri 300 mila euro sono destinati all’inserimento lavorativo e al reinserimento di gruppi svantaggiati, e circa un milione di euro sono infine dedicati alla formazione superiore e a quella permanente. Si consolida così il legame tra settore della formazione, mondo delle imprese, utenti, centri per l’impiego. Le risorse che attualmente vengono impiegate riguardano il 50% misure individuali e per l’altro 50%, la formazione classica. Da statistiche eseguite dalla societa’ preposta, e’ risultato che le misure e le azioni poste in essere dal sistema formativo comportano una trasformazione in rapporti di lavoro per il 45% dei soggetti coinvolti.

AUTORE: Elisabetta Lomoro