L’emendamento di Don Rodrigo

Al tempo di Renzo e Lucia, lo sappiamo, c’era persino una legge che puniva severamente chi avesse minacciato un parroco perché non celebrasse un matrimonio (caso contemplato!). Ma Don Rodrigo e i suoi bravi se ne infischiavano allegramente. I governanti allora rincaravano le pene, e tutto continuava come prima: don Abbondio non si ribellava, fra’ Cristoforo sì ma veniva allontanato dai superiori, l’Innominato controllava il territorio, come si dice oggi, e così via. Non che mancassero le leggi: era che il sistema giudiziario, quello politico e quello civile non funzionavano. Noi tutto questo lo sappiamo, ma ci ricaschiamo sempre. È il caso della cosiddetta legge anticorruzione. Da mesi tutti strombazzano che l’Italia ne ha urgente bisogno. Ma la legge c’è già, perché il Codice penale prevede il reato di corruzione e lo punisce con severità. Ancora più gravi sono le pene per la concussione (che si ha quando il pubblico ufficiale si serve del suo potere come arma di ricatto). Basterebbe che la legge esistente fosse applicata. Perché non succede? Se non si risponde a questa domanda, è inutile aggravare le pene (senza contare che la nuova legge a ben vedere non fa neanche questo). Dunque: perché? Proviamo a dare qualche risposta. Il funzionario che si fa dare i soldi sa che può andare avanti tutta la vita senza il rischio che qualcuno lo denunci. Chi lo paga se ne guarda bene, nel suo interesse; chi sta intorno vede e tace perché fa lo stesso, o pensa che non sono affari suoi. Se poi dovesse saltare fuori qualcosa, prima che la denuncia dia vita a un processo possono passare anni, e il tempo è un gran medico: lo scandalo svanisce, i testimoni dimenticano, fino alla condanna in terzo grado nessuno ti può fare niente perché c’è la presunzione di innocenza e infine scatta la prescrizione. Ammesso che si arrivi a una condanna, ci sono gli arresti domiciliari e i soldi mal guadagnati restano. Infine, per la massa della gente tutto è “normale”: l’acqua nella quale nuota il pesce della corruzione è molto profonda.

 

AUTORE: Pier Giorgio Lignani