L’equilibrio tra crescita e sopravvivenza

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Per decine di migliaia di anni gli esseri umani – al pari degli altri animali – si sono limitati a cibarsi di ciò che la natura spontaneamente offriva. Poi, lentamente, hanno imparato a dominare la terra e a trasformarne l’aspetto: coltivando campi, costruendo case e città, tracciando strade, scavando miniere.

Questo lavorìo rendeva la terra più vivibile e spesso anche più bella, senza metterne in pericolo l’equilibrio biologico e con esso la vita delle generazioni future. Ma appena settanta anni fa, con le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, l’uomo si accorse che aveva ormai creato strumenti che, volendo, avrebbero potuto cancellare la vita dalla faccia della Terra.

Questo nel 1945 era solo un sinistro presagio; venti anni dopo era una realtà effettiva, perché gli arsenali nucleari, perfettamente messi a punto e pronti all’uso, erano sufficienti a distruggere l’intera umanità e ogni forma di vita non una ma parecchie volte. Oggi la minaccia della catastrofe nucleare sembra allontanata. Ma intanto è avvenuto qualche cosa di peggio.

Se fino a un certo punto il rischio era quello di distruggere il pianeta con le opere della guerra adesso l’uomo è a buon punto per distruggerlo con le opere della pace. Il consumo sfrenato delle risorse naturali e l’inquinamento trasformano l’ambiente, provocano cambiamenti climatici, turbano gli equilibri biologici, minacciano la vivibilità del pianeta a breve scadenza.

Sventare il rischio di una distruzione fatta con le opere della guerra si può, basta mettersi d’accordo (difficile, ma non impossibile); fermare la macchina della distruzione pacifica è molto più difficile, perché la crescita, lo sviluppo economico, il miglioramento delle condizioni di vita con la tecnologia e l’industria fanno parte della natura dell’uomo, anzi della missione che Dio gli ha dato.

Il problema è trovare l’equilibrio fra la crescita e la sopravvivenza del pianeta. Ed è un problema da risolvere oggi, non domani o dopodomani. La nuova enciclica di Papa Francesco richiama l’attenzione dell’umanità su questi temi: viene al momento giusto come le encicliche di Giovanni XXIII e di Paolo VI sulla pace mondiale.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani