L’islam ha dei lati allarmanti

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Ho già parlato delle ragioni per cui trovo allarmanti gli effetti globali della (ri)nascita del Califfato islamico. L’argomento merita di essere approfondito. Ci sono alcuni aspetti della mentalità islamica che devono essere conosciuti. Beninteso, se ne può parlare solo in termini generali e approssimativi, con riferimento a grandi masse e a linee di tendenza; le singole persone poi possono essere e sono molto diverse, e questo va precisato per non fare torto a nessuno. Dunque: il primo punto è che la dottrina islamica non conosce la distinzione tra la sfera religiosa e quella secolare, o per dirla in termini nostri, tra la Chiesa e lo Stato. La dottrina cristiana invece conosce questa distinzione (“Date a Cesare…”); nel corso dei secoli la Chiesa l’ha tradita mille volte, ma il concetto è rimasto. Per gli islamici non è così: la comunità dei credenti e la società civile sono tutt’uno, e i precetti religiosi sono legge dello Stato. Quindi, se c’è un capo supremo religioso (il califfo), questi è anche il capo supremo civile, e non lo è solo entro un certo territorio ma dovunque vi siano fedeli. Il sedicente califfo dei nostri giorni è riconosciuto come tale solo da una piccola minoranza, ma basta che qua e là, nei Paesi occidentali, qualche gruppetto di fanatici lo segua, e avremo nuclei di terroristi pronti a tutto. Poi c’è un fattore più propriamente culturale. Gli islamici si sentono i seguaci e i depositari della Rivelazione divina nella sua ultima e definitiva manifestazione, e pensano quindi di essere culturalmente e moralmente superiori a tutti gli altri, a cominciare dai cristiani che intimamente disprezzano, anche perché i cristiani sono i primi a non prendere sul serio la propria religione. Il fatto che gli occidentali negli ultimi secoli abbiano raggiunto livelli di benessere, potere economico, potere politico e via dicendo, superiori a quelli degli altri popoli, gli islamici lo vivono come un furto e una sopraffazione, e covano un sordo rancore pronto a trasformarsi in vendetta. Ripeto: non tutti sono così. Ma questa è l’acqua nella quale nuotano i pesci che il sedicente califfo chiama a raccolta.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani