L’omofobia usata come arma demagogica

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“Omofobia e dintorni” si intitola un comunicato stampa in cui si annuncia una giornata internazionale contro l’omofobia e la trans-fobia. L’Arcigay di Perugia ha messo in atto due iniziative che prevedono, il 17 maggio, l’esposizione e messa in vendita nelle vetrine del centro storico di Perugia e Foligno di piantine di finocchio e materiale informativo, e il 18 uno spettacolo al teatro Brecht di San Sisto. L’iniziativa è accompagnata da alcune riflessioni in cui si parla di incontri proficui svolti nella scuola, ma che sarebbero stati vanificati dalla presenza di “pseudoprofessionisti o clericali con teorie sgangherate su terapie riparative, perché, sappiatelo, alcuni credono ancora che l’omosessualità sia una malattia curabile, invece – peccato per loro, ma esattamente come la loro idiozia e ipocrisia – neanche la nostra omosessualità è curabile, solo che noi non danneggiamo nessuno”. Il comunicato continua con lo stesso tono polemico e arrogante. Gli estensori del comunicato non sono d’accordo sulla definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità da loro citata, secondo cui l’omosessualità sarebbe “una variante naturale del comportamento umano”. Non entriamo nel merito della definizione e della sua interpretazione. Facciamo solo rilevare che sull’argomento vi sono posizioni multiple sia a livello psicologico che antropologico ed etico, che non possono essere trascurate e tanto meno liquidate con parole offensive. In una situazione culturale, come quella che sottende la filosofia gay e “di genere”, improntata a individualismo e relativismo radicale, non possono essere demonizzate ed escluse posizioni diverse, e non si può evitare che queste siano presentate anche nella scuola e facciano parte dell’educazione e formazione degli adolescenti, in quella fase di età e di sviluppo che può essere decisiva nel progettare la propria esistenza affettiva e relazionale. Si dovrebbe invece aprire il discorso a 360 gradi per evitare l’affermazione di monoculture settoriali, incapaci di dialogare con le culture ‘altre’. Si deve pertanto ragionare sull’espressione “variante naturale”, che è di tipo descrittivo e non valutativo. Ci sono molte “varianti naturali” che non risultano positive per il singolo o per la specie o per entrambi, comunque secondo parametri di razionalità ed etica. La pretesa di azzittire come “omofobo” chi la pensa diversamente è pura demagogia. Si deve essere d’accordo sulla lotta contro ogni forma di esclusione, emarginazione, razzismo e discriminazione. Non sembra però che qualcuno di questi atteggiamenti siano presenti nella grande maggioranza delle persone, se non in alcuni fanatici di qualche curva di stadi italiani che, d’altra parte, si autoescludono per il razzismo anche contro i neri o gli ebrei. Si tratta di promuovere una forma di educazione e rispetto per il diverso. E tuttavia l’operazione di certi gruppi e movimenti gay (che hanno la pretesa di parlare a nome di tutti i gay quando invece ci sono persone e associazioni che la pensano diversamente) di equiparare tout court eterosessualità e omosessualità, se vale sul piano della dignità delle persone e del rispetto loro dovuto, come si è detto – e come tale è da insegnare e favorire in ogni modo -, dal nostro punto di vista e in particolare dal punto di vista di etica sociale, non è accettabile.

AUTORE: R.