L’Umbria dei Giusti, alcuni noti, altri ignoti

Storia. L’impegno della popolazione per salvare gli ebrei perseguitati

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“Grazie alla grande solidarietà di un tessuto sociale costituito soprattutto da contadini e all’opera di coloro che in seguito saranno riconosciuti Giusti fra le nazioni, furono molti gli ebrei che vennero salvati in Umbria”. La riflessione è del prof. Dino Renato Nardelli, storico dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc), con il quale, in occasione della celebrazione della Giornata della memoria svoltasi il 27 gennaio scorso, abbiamo ripercorso la storia di un popolo che anche in Umbria ha conosciuto discriminazioni e persecuzioni. “Fortunatamente – sottolinea lo storico – in Umbria il sistema di deportazione, anche se ben organizzato, non funzionò completamente. L’assenza sul territorio di grandi concentrazioni di ebrei rese probabilmente difficile pianificarne la deportazione. Nessuno dall’Umbria partì per Auschwitz – sottolinea Nardelli – salvo una donna ternana”. “L’Umbria – prosegue – sin dalla promulgazione delle leggi razziali nel 1938 fino alla fine della II Guerra mondiale, ha dimostrato una grande solidarietà nei confronti degli ebrei. Secondo un censimento compiuto nel 1901, nella sola provincia di Perugia c’erano oltre cento ebrei, presenti ormai anche da qualche decennio e profondamente integrati nel tessuto sociale, economico e politico. Poi nell’agosto 1938 il censimento preparatorio della promulgazione delle leggi razziali rileva in Umbria la presenza di 180 ebrei in provincia di Perugia, 48 in quella di Terni. Entro il 1943 il numero degli ebrei nella sola provincia di Perugia supera le 200 unità, considerando la presenza di decine di ebrei stranieri relegati come internati nei Comuni. Dati che possiamo ricavare dagli elenchi delle prefetture”. Fino al novembre 1943 non si trattava ancora di deportazione ma di leggi discriminatorie che portarono all’erosione di molti diritti fondamentali. È il periodo in cui dalle scuole scompaiono alcuni studenti dal liceo classico “Mariotti” e docenti dall’Università di Perugia. “Si comincia a parlare di deportazione dal novembre del ’43, con l’occupazione tedesca e la nascita della Repubblica sociale. A partire da quella data, in Umbria vengono istituiti due campi di concentramento e di raccolta provinciali. Uno nei locali dell’istituto magistrale, a Perugia, dove vengono portate, fra le altre, alcune persone della famiglia Coen; il secondo a Pissignano dove vennero internati solo tre o quattro ebrei della provincia di Terni. A Perugia il campo di raccolta venne poi trasferito presso il castello Guglielmi a isola Maggiore, dove vennero internati 25 ebrei della provincia. Poi ci fu chi venne nascosto presso famiglie. Tra di loro si conosce il caso di due membri della famiglia Coen, rifugiatasi a Montelaguardia di Perugia, altri casi nelle campagne intorno a Torgiano e nell’Eugubino. A Città di Castello fu attiva una rete di protezione che ruotava intorno alla figura di don Beniamino Schivo, rettore del Seminario diocesano”. Ma non va dimenticato che accanto ai Giusti più noti, ci furono anche molti “Giusti sconosciuti” e non dichiarati che contribuirono alla salvezza di molte vite. Va inoltre ricordato come in Umbria, su dieci Giusti delle nazioni, sei furono sacerdoti. Un fenomeno che si spiega certamente con la situazione creatasi ad Assisi dopo che di fatto fu riconosciuta città ospedaliera, con un clero particolarmente attento, alla cui guida c’era un vescovo come mons. Placido Giuseppe Nicolini, che spinge affinché si faccia qualcosa. “Ad Assisi venne creato un centro di raccolta profughi, a cui affluirono dai tremila ai quattromila individui – ricorda Nardelli – il cui responsabile fu don Aldo Brunacci. Migliaia di persone che, se da un lato mobilitarono il clero nel campo dell’assistenza, dall’altro facilitarono l’opera di don Aldo Brunacci e di mons. Nicolini nel nascondere gli ebrei. Ebrei che, grazie ai tipografi Luigi e Trento Brizi, furono forniti di carta di identità con la qualifica di profughi. L’opera di don Brunacci ben presto ispirò altri Giusti noti, come don Federico Vincenti, che riuscì a nascondere alcuni ebrei a Perugia, ed altri meno noti, come coloro che nascosero, su mandato dello stesso sacerdote assisano, alcuni ebrei a Valfabbrica”. Non dimentichiamo poi l’opera di don Ottavio Posta – conclude – l’ultimo ad essere riconosciuto tra i Giusti umbri, parroco a quei tempi di isola Maggiore, quando questa diventa un campo di raccolta. All’avvicinarsi degli inglesi, c’era la minaccia seria di deportazione per gli ebrei lì concentrati. Il sacerdote, con la collaborazione di alcuni pescatori, riuscì a sottrarli al controllo dei tedeschi e a condurli in salvo sulla sponda del lago già liberata.

AUTORE: Manuela Acito