“Matti da slegare”: al Dònca la storia del “Santa Margherita” di Perugia

DòNCA. Incontro sulla storia del “Santa Margherita”

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Un antica foto con un panorama degli edifici del complesso dell’ex ospedale neuropsichiatrico di Perugia
Un antica foto con un panorama degli edifici del complesso dell’ex ospedale neuropsichiatrico di Perugia

Lunedì 21 ottobre, alle ore 17 al teatro Morlacchi di Perugia, Sandro Allegrini presenta “Matti da slegare: a spasso per il manicomio e il parco di Santa Margherita”, con Manuela Mignini e Mario Squadroni. Oltre a vedere mappe e foto storiche inedite, si ascolteranno una testimonianza di Paolo Menichetti e un ‘invito alla visione’ di Carlo Corinaldesi. Letture dagli autori perugini Claudio Spinelli e Lodovico Scaramucci. Montaggio immagini di Leandro Battistoni.

Il nome “Santa Margherita” suscita sentimenti di sofferenza e ricordi di tragica alienazione. La zona di via XIV Settembre fu infatti sede dell’ospedale psichiatrico, o meglio, come allora si diceva, del Manicomio provinciale.

La sua istituzione fu voluta dal card. Rivarola – delegato apostolico del primo Ottocento – che, preso atto delle condizioni in cui versavano i malati di mente, propose a papa Pio VII di sopprimere il convento benedettino di Santa Margherita e di trasformarne la sede, opportunamente riadattata, nello “spedale dei pazzi”. Qualcosa del genere era esistito, fin dal Medioevo, in Fontenuovo, dove la corporazione dei Calzolari aveva fondato l’ospedale atto ad accogliere “tisici e mentecatti”, poco meno di un lazzaretto.

Il complesso psichiatrico perugino di Santa Margherita fu attivo, sotto diversi regimi legislativi, fino agli anni Ottanta. Poi con le varie leggi, specialmente quelle ispirate dal gruppo dello psichiatra Franco Basaglia, fu gradualmente abolito.

I “matti” più gestibili giravano nei pressi di Monteluce, di Fontenuovo e della Pesa, generando negli abitanti del borgo simpatia o perfino ilarità, ma non disgiunte da solidarietà. Da diari e interviste di malati, medici e infermieri perugini, Ascanio Celestini ha tratto uno spettacolo teatrale, e poi cinematografico, di successo: La pecora nera.

La condizione dei “matti” fu motivo di ispirazione poetica per grandi autori in lingua perugina, come Claudio Spinelli e Lodovico Scaramucci, le cui composizioni – alcune pubblicate per la prima volta nelle antologie del Dónca, curate da Sandro Allegrini – saranno lette dagli attori Fausta Bennati, Gian Franco Zampetti e Leandro Corbucci.

Il regista Carlo Corinaldesi inviterà alla visione di un suo prodotto in tema, Dentro le proprie mura, al cinema Sant’Angelo il 18 novembre alle 21, ingresso libero.