Meglio la messa online che senza popolo

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In un saggio pubblicato su Il Regno, importante rivista cattolica a diffusione nazionale, la studiosa umbra Simona Segoloni ha trattato – dal punto di vista teologico – il tema delle messe celebrate senza la presenza del popolo, ma seguite in diretta grazie alla tv e alla Rete.

Non voglio banalizzare il pensiero, profondo e articolato, della teologa; ma provo a sintetizzarne un passaggio.

Dice che, se una messa con il popolo ma senza prete non è una messa, allo stesso modo non è una messa quella celebrata da un prete senza il popolo; e non conta che il popolo sia collegato in diretta, se non è presente fisicamente. La tesi di fondo è che la messa è un atto essenzialmente comunitario e, perché lo sia, bisogna che tutti siano riuniti.

Non voglio adesso entrare in discussione sui princìpi. Faccio solo un commento a margine.

Simona Segoloni, beata lei, è giovane e non ha vissuto la Chiesa e la liturgia prima del Concilio. Ma io sì: avevo 15 anni e facevo da tempo il chierichetto quando Giovanni XXIII è divenuto Papa.

A quel tempo, la gente andava molto in chiesa, specie la domenica per via del precetto; ma si dava per scontato che davanti a Dio e per il bene spirituale dell’umanità il valore della messa fosse uguale, con il popolo o senza. Di più: dal punto di vista del celebrante, che il popolo ci fosse o non ci fosse non faceva differenza; non c’era nessuna partecipazione dei fedeli, neppure per la recita del Pater noster. Chi voleva pregare diceva il rosario per conto suo, o leggeva qualche libretto di devozioni.

L’unico coinvolgimento dei fedeli era – solo nella messa domenicale – l’omelia dopo il Vangelo; ma c’era gente che abitualmente prima di entrare aspettava che la predica fosse finita; tanto, si diceva, la messa era ancora “buona”, cioè valida per il precetto.

Proprio non capisco come ci sia ancora chi vorrebbe tornare a quel tipo di liturgia. Infinitamente meglio – in tempi di virus – la messa seguita in diretta tv, almeno ci si sente parte della comunità e ci si immedesima nel rito. Tanto più se alla diretta assiste, da casa, la famiglia riunita in preghiera.

Pier Giorgio Lignani

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