I “misteri” di Matteo Salvini

Tempo di lettura: 102 secondi

di Pier Giorgio Lignani

Ve lo immaginate un Aldo Moro che nel bel mezzo di un comizio elettorale, per riaffermare l’ispirazione cristiana della sua politica, ricorda a tutti che lui è uno che va a messa tutte le mattine? Non gli sarebbe neanche venuto in mente. E non per riservatezza: ci andava alla luce del sole, e chiunque voleva saperlo lo sapeva. Lo sapevano anche le Brigate rosse, che infatti quella tragica mattina lo attesero al varco.

Ma perché, proprio in quanto profondamente religioso, gli sarebbe sembrato di gettare un’ombra sulla sincerità della sua devozione, se ne avesse fatto uno strumento di propaganda elettorale. E perché credeva che gli elettori devono giudicare gli uomini di governo sulla base della loro azione politica, non su quanto spesso vadano in chiesa.

Così facevano e così pensavano tanti altri grandi cattolici in politica, come Alcide De Gasperi e Giuseppe Lazzati. La fede ispirava ogni loro scelta, e non prendevano decisioni senza avere pregato, ma non ne facevano merce di propaganda.

Che dire invece del nostro contemporaneo Salvini, che quando fa comizi nelle piazze ostenta di avere con sé la corona del rosario? Quanta coerenza c’è fra quella corona e la sua azione politica quotidiana, per non parlare del suo stile di vita? Ma non vogliamo giudicare la buona fede delle persone.

Ci sarebbe però un modo semplicissimo e anche divertente per metterlo alla prova. Basterebbe chiedergli, a tradimento, davanti a una telecamera: “Scusi, quanti sono i misteri del rosario? Me li sa dire, possibilmente in fila? E quali sono quelli da recitare oggi?”.

Chissà perché, ho in mente che non saprebbe rispondere. Quello che fa impressione, però, non è tanto che Salvini prenda la gente per il naso con la sua fantomatica devozione mariana. È il fatto che tutto quello che fa e che dice è frutto di accurati sondaggi, dai quali lui ricava che quello è il modo per aumentare i consensi e i voti. In altre parole, il problema non sono le frottole che racconta, ma la gente che se le beve.

Vigilate, gente, vigilate.

LASCIA UN COMMENTO