Quanto ci costa il coronavirus

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Misure anticrisi gettando sul tavolo 25 miliardi di euro

Poche settimane fa, da queste colonne si parlava dell’enorme debito pubblico che impedisce allo Stato italiano di intervenire nell’economia nazionale, come tutti gli chiedono di fare. Ma ecco che proprio questa settimana, il 16 marzo, il Governo dà alla luce uno straordinario pacchetto di misure anticrisi gettando sul tavolo 25 miliardi di euro. In aggiunta, si capisce, al flusso di denaro che ogni giorno esce dalle casse dello Stato.

Sono impazziti, o ero io che non avevo capito nulla?

Né l’una cosa né l’altra.
Diciamo che è un azzardo di quelli che si fanno solo in condizioni disperate. Condizioni che fino a un mese fa non si potevano prevedere, e che hanno portato alla chiusura delle scuole e dei campi di calcio, perfino al divieto dei funerali e delle messe (compresa quella del Papa, che adesso infatti celebra senza fedeli, e chissà quanto gli costa). Quindi non si venga a dirmi: “Ecco, vedi che i soldi c’erano, e adesso li tirano fuori”. Non c’erano. È un nuovo debito che si aggiunge al vecchio.
Altri titoli di Stato che prima o poi si dovranno rimborsare, altri interessi che, invece, andranno pagati a stretto giro.

È vero che l’Europa, questa volta, ci darà una mano, ma non nel senso che i soldi li metterà lei: nel senso che ci proteggerà, se ci riesce, dalle speculazioni di chi scommette sul nostro fallimento.

Non possiamo illuderci che il costo non ricada alla fine sui contribuenti italiani.

Misure anticrisi. Come? Della caccia agli evasori fiscali sento parlare da quando ero bambino, quindi è inutile contarci. Un appesantimento delle aliquote frenerebbe l’economia e darebbe pochi risultati.

C’è però la parola tabù, che nessuno osa pronunciare: un’imposta patrimoniale. Si dovrebbe trattare di una imposizione straordinaria, una tantum, con aliquote bassissime.
Come il famoso prelievo del 6 per mille da tutti i conti bancari effettuato senza preavviso dal Governo di Giuliano Amato nel luglio 1992. All’epoca fu uno scandalo, ma erano briciole, perché nel 1992 quei conti rendevano l’8 per cento.
Toccasse a me decidere, lo rifarei; sarebbero 10 miliardi per lo Stato, incassati in un attimo e senza spese. Ma, per vostra fortuna, non tocca a me.

di Pier Giorgio Lignani

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