Mons. Vecchi richiama alla “diocesanità” della festa di san Valentino

SAN VALENTINO. Il vescovo Vecchi richiama a una celebrazione “coerente” del Patrono

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Mons. Vecchi (a sinistra) durante la conferenza stampa di presentazione degli Eventi valentiniani
Mons. Vecchi (a sinistra) durante la conferenza stampa di presentazione degli Eventi valentiniani

Che la festa del patrono di Terni e dell’amore, san Valentino, avesse da qualche tempo perso di vista il festeggiato e il suo messaggio di amore universale, a scapito di una pletora di manifestazioni di vario genere, è ormai sotto gli occhi di tutti. Un cartellone di 50 e passa manifestazioni in programma per l’intero mese di febbraio e fino a metà marzo, dove ciascuno dirà la sua per calcare il grande palcoscenico virtuale del Patrono degli innamorati, dimenticando che la festa del Patrono è la festa dell’intera comunità cittadina, coinvolta e partecipe di quei valori che il primo Vescovo della città ha testimoniato con la sua vita e poi trasmessi nei secoli.

Da fine osservatore qual è, mons. Ernesto Vecchi ha tratto le conclusioni richiamando con forza la ‘diocesanità’ della festa del patrono san Valentino. “La festa del santo Patrono – ha detto alla conferenza stampa di presentazione degli Eventi valentiniani – e il culto delle sue reliquie diventano un elemento centrale dell’identità comunitaria, un fattore primario della nascita di una coscienza civile urbana”.

“Ogni Patrono si configura come campione della collettività e diviene emblema civico, che incarna i caratteri della città e ne diviene come il logo trascendente. San Valentino, primo vescovo di Terni e patrono principale della città e della diocesi, con il suo martirio ha testimoniato le meraviglie dell’amore del Signore. La sua figura e la sua devozione è giunta in ogni parte del mondo, come patrono dell’amore sponsale, oggi più che mai necessario per restituire consistenza alla società frantumata”.

“Pertanto – ha aggiunto – il recupero della famiglia cristiana, fondata sul sacramento del matrimonio, si presenta come l’urgenza primaria per la Chiesa e per la società civile, se si vuole recuperare un serbatoio di risorse spirituali e sociali indispensabili. In tale prospettiva (dopo tante esperienze, anche di rilievo) è necessario fare il punto della situazione, per non disperdere il patrimonio spirituale e civico, che la Provvidenza ha alimentato attorno alla figura di san Valentino. Pertanto, auspico una sempre maggiore sinergia e collaborazione tra le istituzioni interessate, religiose, civili e culturali, perché questa preziosa gemma del nostro tesoro di famiglia non sia svenduta per un piatto di lenticchie”.

Leggendo il programma della festa, la parola amore inevitabilmente è quella che si trova più di frequente, ma non sempre è usata per sponsorizzare proposte del tutto coerenti con il senso dell’amore testimoniato da san Valentino. Per la “gioia” di coloro che guardano agli aspetti culturali l’edizione 2014 porterà un ritorno: i fuochi artificiali la sera del 14 febbraio.

AUTORE: E. L.