Norcia festeggia don Eusebio Severini nel suo 65° anno di sacerdozio

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San Pellegrino di Norcia in festa sabato 2 ottobre per don Eusebio Severini, che ha raggiunto brillantemente il traguardo del 65° anniversario di sacerdozio. A festeggiare il decano dei preti della Diocesi c’erano tanti “colleghi”, insieme naturalmente all’arcivescovo Boccardo. Ad esprimere ringraziamenti per la sua opera nel territorio è il sindaco di Norcia, Stefanelli, che riconosce l’esemplarità dell’uomo don Eusebio “sia dal punto di vista religioso, spirituale ma anche sociale e culturale. Il grande impegno profuso per il riordino del patrimonio archivistico comunale, per la redazione di interessanti opere letterarie e pubblicazioni, sia laiche che ecclesiastiche, finalizzate a indagare e a diffondere la storia del nostro territorio sono soltanto due delle ragioni per le quali dire ‘grazie!’ ”. Nato a San Pellegrino di Norcia, don Eusebio ha dedicato tutta la sua vita a Dio e al suo paese nativo, dove il giorno della sua nascita (15 maggio 1923), come da lui stesso raccontato, suonarono le campane a festa, quasi ad annunciare non solo la festa del Patrono, in programma per il giorno successivo, ma anche un evento davvero speciale, che avrebbe poi segnato la storia di quel paese. “Don Eusebio – racconta Luciano Severini, presidente della comunanza di San Pellegrino – ha rappresentato tutti, e la dimostrazione d’affetto delle molte persone, soprattutto quelle incontrate nella vita quotidiana, che sono venute ad omaggiarlo, tra amici, conoscenti ed ex allievi, ne è testimonianza tangibile. È un personaggio di grande peso culturale per il territori. Una persona schiva – continua – che non amava apparire, sempre attento alle esigenze e i bisogni della comunità, sempre in seconda linea ma di grande comunicatività con il suo ‘silenzio’.” Un prete vecchio stampo, “di montagna”, di quelli che vestono sempre con la tonaca nera sia l’estate che l’inverno, e a tal proposito “quando eravamo piccoli – racconta una giovane di San Pellegrino – gli chiedevamo se non sentisse freddo, e lui ci raccontava della sua gioventù, quando dormiva sulla pietra, e non c’era acqua calda, ma l’inverno solo catini ghiacciati da rompere: lavarsi la faccia cosi al mattino era freddo, ma ci si svegliava. Poi – continua – come dimenticare il suo modo di insegnare catechismo, riuscendo a farci capire con semplicità le parabole?”. Un prete che per la sua sapienza da molti allievi, anche da chi scrive, è ricordato come colui che “pensa in greco, e poi decide se parlare in italiano o in latino” e che ha fatto dell’amore verso gli altri il faro della sua missione.

AUTORE: Paolo Millefiorini