Nullità matriomoniale: se ne parla al Cafè teologico di Città di Castello

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matrimonioSono ripresi il 15 novembre gli incontri del “Cafè teologico”, proposti ogni mese dalla Pastorale giovanile di Città di Castello nella Cantina del Seminario. L’appuntamento inaugurale ha visto protagonista un sacerdote della diocesi, don Alberto Gildoni. Giudice nel Tribunale ecclesiastico umbro dal 2004, don Alberto ha risposto alla domanda: “La nullità matrimoniale è roba da ricchi?”.

Dopo aver brevemente descritto come sia organizzata giuridicamente la Chiesa secondo il Diritto canonico, soprattutto in riferimento ai tre tribunali della Sacra Rota, della Penitenzieria e della Segnatura apostolica, ha delineato l’orizzonte nel quale rientra la nullità del matrimonio. “Un tribunale ecclesiastico – ha affermato don Alberto – non si limita infatti a svolgere un lavoro burocratico, ma è uno strumento per aiutare le persone nel senso di un cammino cristiano. Al centro di tutto c’è il bene della persona, e questo va cercato nella verità amorosa di Dio, che trova la sua attuazione anche nella legge”.

Descrivendo poi come il matrimonio sia un patto e un dono reciproco tra i due coniugi, l’esperto è entrato più nello specifico sul tema della serata chiarendo che “un matrimonio è un sacramento e come tale non può essere annullato. Pertanto, casomai, la Chiesa può dichiararlo nullo, definendolo come ‘mai esistito’, qualora ci siano stati dei vizi o delle cause che hanno minato il consenso alla sua origine. La Chiesa, infatti, in queste situazioni va a giudicare il momento generativo del matrimonio”.

“Quest’ultimo – ha proseguito – nasce quando due sposi si scambiano il consenso, e può essere invalidato per motivi ascrivibili a tre grandi gruppi”. Tra questi ultimi don Alberto ha spiegato come la percentuale più alta di nullità matrimoniali siano dovute a “un consenso difettoso per incapacità psichica: per esempio quando al momento del matrimonio erano presenti malattie, inganno, intimidazioni o soggezioni da parte di uno dei due sposi. Allo stesso modo – ha aggiunto – il matrimonio è nullo se uno dei due coniugi esclude alcune peculiarità proprie di questo sacramento, come l’unicità del vincolo, la finalità di far nascere dei figli o negare il fatto stesso che sia un sacramento. Solo in pochi casi, infine, il matrimonio può essere reso nullo se non sono state ottemperate le formalità del rito secondo quanto prescritto dalla Chiesa”.

A conclusione, il sacerdote ha spiegato in modo dettagliato lo svolgimento di un processo di nullità matrimoniale che, rispondendo alla domanda dell’incontro, ha il costo di 520 euro per la tassa da pagare in apertura della procedura, da parte di chi dà il via alla causa.

 

I casi in Umbria

Secondo i dati pubblicati dal Tribunale ecclesiastico di Perugia, relativi al 2012, nel corso dello scorso anno in Umbria sono state dibattute 192 cause riguardanti la nullità matrimoniale. Di queste, 89 sono arrivate già alla prima sentenza, mentre sono ancora aperte 103 cause (al dicembre 2012). Tra le 192 cause, 80 sono state introdotte per “incapacità”, 13 per esclusione della prole, 2 per esclusione dell’unicità e 2 per esclusione della fedeltà. Come dichiarato dallo stesso don Alberto, in Umbria sono trattate in media, ogni anno, circa 120 cause per nullità matrimoniale; nel 2012, 6 provenivano dalla diocesi di Città di Castello. Ad aprire queste cause sono soprattutto impiegati e operai, liberi professionisti e disoccupati.

AUTORE: Francesco Orlandini