Papa Francesco a casa di una superstite ebrea

di Tonio Dell’Olio

Alla scuola di Papa Francesco, che poi è la stessa del Vangelo, dovremmo imparare alcune cose essenziali che lui ci testimonia senza troppe parole. Sabato 20 febbraio si è recato a casa della poetessa ungherese Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. “Sono venuto qui da lei – ha detto Bergoglio – per ringraziarla della sua testimonianza, e rendere omaggio al popolo martire della pazzia del populismo nazista.

Con sincerità le ripeto le parole che ho pronunciato dal cuore allo Yad Vashem, e che ripeto davanti a ogni persona che come lei ha sofferto tanto a causa di questo: perdono, Signore, a nome dell’umanità!”. Poi le ha regalato una menorah , il candelabro a sette bracci, e un volume del Talmud babilonese .

Il Papa ci insegna la prossimità del “muoversi verso” o muoversi incontro”, che permette di entrare in una casa, ed equivale a visitare in punta di piedi la vita dell’altro. Di questo Papa ci resta sempre impressa la capacità di ascolto: il desiderio di andare a incontrare la Bruck nasce dopo aver letto una sua intervista e un suo libro, insomma dopo aver ascoltato la memoria.

Infine, accogliamo l’umiltà di chi sa chiedere perdono. Forse può costituire un’indicazione essenziale anche per la nostra Quaresima.

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