Il Pastore e le pecore

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“ È risorto il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecorelle, e per il suo gregge è andato incontro alla morte. Alleluia”: è quanto recita l’Antifona di comunione della IV domenica di Pasqua, domenica che la liturgia dedica a Gesù Buon Pastore. Sul modello di Cristo, il vero pastore si riconosce quindi dalla sua disponibilità a dare la vita per quanti gli sono affidati, così come testimoniano i protagonisti delle Letture.

Prima lettura

La I lettura è tratta dal capitolo 13 degli Atti degli Apostoli ed il contesto è quello del primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba. I due apostoli giungono ad Antiochia di Pisidia (nell’attuale Turchia) ed entrati nella sinagoga nel giorno di sabato e, dopo aver ascoltato i brani della Legge e dei Profeti, Paolo tiene il suo primo discorso attraverso il quale ripercorre i passaggi fondamentali della storia della salvezza per arrivare ad additare Cristo, morto e risorto, quale Messia da sempre atteso da Israele.

Questa sua prima evangelizzazione ha un così grande successo che il sabato seguente “quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore”, ma ciò suscita la gelosia dei Giudei che cominciano a pronunciare ingiurie nei riguardi di Paolo e Barnaba. Il rifiuto da parte dei Giudei segna tuttavia una svolta missionaria: Paolo e Barnaba decidono di rivolgersi ai pagani che accolgono con gioia e da lì in poi “la parola del Signore si diffondeva per tutta la regione”.

E nonostante questo, vengono nuovamente perseguitati e costretti a scappare, ma essi continuano a vedere negli ostacoli dei segni provvidenziali e, “pieni di gioia e di Spirito Santo”, si dirigono ad evangelizzare un’altra città: Iconio.

Salmo

Al messaggio gioioso della prima lettura rispondiamo con il Salmo 99 (100) che è un vero e proprio inno dossologico che veniva cantato all’entrata del santuario dove vi si recavano per l’espletamento dei sacrifici di comunione (Lv 7). Recita infatti: “presentatevi a lui con esultanza … varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode”.

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Atti degli apostoli 13,14,43-52

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 99

SECONDA LETTURA
Dall’Apocalisse 7,9.14b-17

VANGELO
Vangelo di Giovanni 10,27-30

Seconda lettura

Mentre il Salmo ci introduce nel Tempio, luogo della presenza divina, il libro dell’ Apocalisse ci conduce alla mistica visione dei martiri che già godono della beatitudine eterna.

Interessante è la descrizione che l’autore Giovanni fa di coloro che sono stati uccisi per la causa di Cristo: è incalcolabile il loro numero, provengono da tutti i popoli della terra, indossano vesti bianche, tengono la palma nelle mani e, soprattutto, stanno “in piedi davanti al trono” sono cioè vincitori. Provengono dalla “grande tribolazione”, (probabile allusione alla persecuzione di Nerone) ed il motivo del candore delle loro vesti sta nell’aver lavato le stesse nel sangue di Cristo (!).

Inoltre sono investiti di speciali privilegi come quello di stare giorno e notte presso il trono di Dio, di essere sciolti dai limiti della natura umana, e di godere della consolazione dell’Agnello, “loro pastore”.

Vangelo

E del Pastore ‘Buono’ ci parla la pagina del Vangelo secondo Giovanni che, seppur limitata a soli quattro versetti, presenta un ‘fondante’ messaggio teologico. La circostanza è quella della Festa della Dedicazione, ovvero di una festa molto importante per il mondo giudaico che (ancora oggi) celebra per otto giorni il ricordo dell’impresa di Giuda Maccabeo che nel 164 a. C. liberò il tempio dalle profanazioni che vi aveva introdotte Antioco IV e dedicò di nuovo il luogo sacro al Signore, Dio di Israele.

Durante questa festa, Gesù si trova a camminare nel tempio dove viene interpellato dai Giudei cui dà delle risposte, tra le quali quelle che riguardano il nostro brano. Rifacendosi con molta probabilità al libro del profeta Ezechiele (che sembra venisse proclamato in quella festività liturgica) Gesù rivolge il Suo discorso in merito al Buon Pastore e, nello specifico, parla qui del Suo rapporto con le ‘pecore’. Del Pastore dice che ‘conosce’ le Sue pecore; delle pecore afferma che Lo ascoltano e Lo seguono.

Gesù parla in prima persona identificandosi con il Pastore e si riferisce anche alla relazione con quanti stanno di fronte a Lui: Lo interrogano sulla Sua identità (“Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”), ma non Lo ascoltano e non Lo seguono.

L’elemento che sta alla base è perciò la libertà: chi vuole ascoltare, consapevolmente decide di accogliere e di seguire il Pastore. E la tenerezza del Pastore fa sì che le ‘pecore’ siano al sicuro in eterno nelle Sue mani perché il Suo potere è assoluto e nessuno può portarle via. C’è poi un passaggio importante. Dopo aver reso noto il Suo rapporto con le ‘pecore’, Gesù fa convergere l’attenzione verso il Suo legame con il Padre.

È il Padre che dona al Figlio le ‘pecore’ e in sostanza sono Sue perché “nessuno può strapparle dalla mano del Padre”. Poi segue la conclusione del brano con un’affermazione che manda su tutte le furie i Giudei tanto che volevano lapidarLo (10,31-39): “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Gesù, Buon Pastore, è modello dei ‘pastori’, in definitiva di tutti noi. Confrontiamoci con Lui: quanta attenzione dimostriamo verso quanti ci riguardano?

Siamo consapevoli che non sono nostra proprietà ma appartengono al Signore?

Soprattutto, sappiamo essere ‘voci’ e ‘guide’ autorevoli? La cura del legame con il Signore ci fa essere in grado di dare agli altri molto più di quanto le nostre potenzialità da sole potrebbero fare.

Giuseppina Bruscolotti

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