L’Umbria che varca i confini. L’export fa crescere il fatturato

Forum promosso da “Obiettivo impresa” della Camera di commercio di Perugia

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Aziende che chiudono, disoccupazione che cresce e consumi che calano: la crisi non risparmia l’Umbria. Ma ci sono anche aziende che in tempi difficili aumentano il fatturato, e creano nuovi posti di lavoro. Sono quelle che hanno puntato sull’innovazione e sulla qualità, e si sono affermate sui mercati internazionali. L’internazionalizzazione delle imprese e l’export sono una strada obbligata per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro: di questo si è discusso nei giorni scorsi nel forum promosso dalla rivista Obiettivo impresa della Camera di commercio di Perugia.

L’export umbro anche nei primi mesi di quest’anno è cresciuto più della media nazionale, ma accanto a questo dato positivo ve ne è un altro negativo: le aziende umbre che esportano sono ancora troppo poche, e la percentuale delle esportazioni in rapporto al Pil regionale è ancora inferiore alla media italiana.

“Il trend positivo dell’export – ha detto il presidente della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni – incoraggia, ma l’apertura verso i mercati esteri del nostro sistema produttivo è ancora basso. Non bastano le tante missioni all’estero per promuovere l’Umbria e per cercare di vendere i nostri prodotti. Il sistema locale – ha aggiunto – è costituito per il 95% da imprese di piccole dimensioni che da sole hanno grandi difficoltà a misurarsi con la competizione internazionale. A queste deve rivolgersi la nostra azione di sostegno e supporto, fatta di risorse finanziarie, ma anche di servizi promozionali e assistenza sull’intero processo di export. È necessario ragionare per filiere, per reti di impresa, così da presentarsi sui mercati esteri con la forza necessaria a sostenere una competizione acuita dalla crisi economica”.

“La Camera di commercio di Perugia si muove in questa direzione – ha ricordato Mencaroni –, coordinando le proprie iniziative con quelle delle altre istituzioni locali, a cominciare dalla Regione insieme alla quale e con la Camera di commercio di Terni abbiamo dato vita al nuovo Centro estero dell’Umbria. Il primo pericolo da sconfiggere è infatti la parcellizzazione degli interventi, quasi sempre scoordinati tra loro, che finiscono per produrre un effetto contrario a quello sperato, sia in termini operativi che di immagine”.

“Ognuno ha cercato di vendere il proprio territorio, con azioni strategiche frammentate – ha detto Alessandro Pettinato, vice segretario generale di Unioncamere nazionale – con il risultato di produrre, invece di un vantaggio competitivo, un danno all’immagine del Paese e all’export”.

“Per lanciare una nuova stagione di sviluppo – secondo Gaetano Fausto Esposito, direttore di Assocamerestero – l’economia umbra deve sempre più aprirsi a livello internazionale, valorizzando le caratteristiche che la rendono una terra di soft e green economy, ma capace di esprimere punte di eccellenza anche in comparti come quello siderurgico, energetico e della moda. Senza dimenticare il turismo, importante volano per l’economia umbra”.

Anche per Luigi Rossetti, dirigente della Regione, per esportare, le piccole aziende umbre devono stabilire “relazioni stabili con operatori esteri”. La Regione intende aiutarle “ad investire su mercati esteri selezionati che presentano prospettive di crescita importanti” ed ha scelto di puntare sui mercati di due delle nuove potenze mondiali, Brasile e Cina. “Occorre – ha detto Luca Ferrucci, docente dell’Università di Perugia – internazionalizzare merci e servizi, ma anche persone e capacità. Oggi invece esportiamo cervelli e importiamo manodopera generica. È necessario però internazionalizzare anche le istituzioni, a cominciare dalle Università, così che abbiano le caratteristiche e la mentalità per asssistere realmente le imprese che guardano oltre il mercato interno”.

Tanti problemi e tante proposte dunque per fare crescere l’export e rilanciare l’economia umbra creando nuovi posti di lavoro. Tenendo però anche conto delle riflessioni fatte dal prof. Gianfranco Gavazzoni, docente di Economia all’Università di Perugia: nel mondo – ha detto – ci sono sette miliardi di persone. Di queste un miliardo sono i “ricchi, un altro miliardo i poveri e gli altri cinque miliardi sono gli affamati. Il futuro di tutti noi e della nostra economia – ha sottolineato Gavazzoni – dipende dalla capacità di risolvere i problemi di quei cinque miliardi di persone. La vera internazionalizzazione delle imprese infatti può funzionare soltanto con nuove formule imprenditoriali, che tengano conto della realtà e di dove passa la storia. Con un nuovo sistema socio-economico che non si preoccupi soltanto del miliardo di privilegiati”.

Che cosa, dove

Personale specializzato al lavoro in un laboratorio di produzione di cashmere

Anche nel primo trimestre di quest’anno l’Umbria ha mostrato un tasso di crescita superiore alla media nazionale: 5,8% contro il 5,5 italiano. Nel 2011 però l’aumento era stato del 13,6 per cento, con un fatturato di 3,6 miliardi che aveva consentito di recuperare pienamente la flessione subita dal 2009. Il numero delle aziende esportatrici è tornato a crescere e l’anno scorso è stato di 2.800. Erano però 3.190 nel 2002 ed erano scese a 2.424 nel 2007. L’Umbria esporta prevalentemente prodotti siderurgici, che rappresentano un terzo dell’export regionale, ma i mercati internazionali hanno apprezzato anche macchinari ed apparecchi prodotti in Umbria, i prodotti alimentari e quelli dell’abbigliamento, in particolare il cashmere. Le aziende umbre esportano soprattuto nei Paesi dell’Unione europea e nell’America del Nord. Il primo mercato è quello della Germania, seguito dalla Francia. Con un fatturato nel 2011 di appena 75 milioni di euro, il mercato della nuova grande potenza mondiale, la Cina, resta invece marginale per l’export umbro. Per questo la Regione ed il Centro estero Umbria hanno deciso di rafforzare le iniziative promozionali nel Paese asiatico, a cominciare dalla partecipazione alla Beijing Design Fair che si svolgerà a Pechino dal 28 settembre al 2 ottobre prossimi.

AUTORE: Enzo Ferrini