Il problema N. 1 dell’Italia

di Pier Giorgio Lignani

Qual è il problema numero uno che dovrebbe risolvere la politica italiana? Non è, come qualcuno vorrebbe far credere, l’arrivo di qualche dozzina di disperati su un barcone. È l’enorme debito pubblico accumulatosi nei decenni, uno dei più alti del mondo.

Qualcosa come 2.440 miliardi di euro, quasi il 135% del Pil (prodotto interno lordo, ossia la ricchezza prodotta in un anno in Italia). Gli interessi ci costano circa 80 miliardi l’anno, ed è una cifra sopportabile perché i tassi di interesse attualmente sono molto bassi. Se i tassi crescessero – e niente garantisce che non succeda ci troveremmo in guai seri.

Perché dico che questo è il problema numero uno?

Perché tutti gli altri problemi che ci sono in Italia – dai servizi pubblici che non funzionano alle tasse che sono troppo alte e all’economia che non tira – potrebbero essere risolti, o almeno ridimensionati, se lo Stato potesse fare nuove spese e nuovi investimenti; ma non può farlo, perché non può indebitarsi neanche per un euro in più.

Se ci provasse, i buoni del Tesoro si svaluterebbero subito sui mercati finanziari, e faremmo la fine dell’Argentina. Si capisce dunque che chiunque in Italia voglia fare seriamente politica – non importa se di destra, di sinistra, sovranista, populista o che altro – dovrebbe prima di tutto fare un piano per la riduzione del debito pubblico; perché, se non si riduce prima il debito, tutte le proposte politiche immaginabili sono chiacchiere vuote.

Certo, non sarebbe un piano indolore. E, naturalmente, questa forza politica non dovrebbe tenere segreto il piano, ma dichiararlo pubblicamente, e su quello chiedere i voti degli elettori.

A quanto pare, però, tutte le forze politiche non solo non si curano di elaborarlo, ma fanno finta che il problema non esista. Tutti fanno promesse (dalla riduzione delle tasse a nuovi abbassamenti dell’età pensionabile, e via dicendo) che vanno nella direzione opposta, quella di un nuovo indebitamento. Illudono se stessi e illudono gli elettori.

Fino a quando? Il risveglio potrebbe essere molto amaro.

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