Province con un punto dolente

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di Pier Giorgio Lignani

Si torna a parlare delle Province e del loro incerto destino.

Cerchiamo di capirci qualcosa. Per cominciare, quella di cui si parla è la Provincia come ente locale autonomo, da non confondere con gli uffici periferici dei ministeri statali, che pure spesso hanno dimensione provinciale (prefettura, questura, uffici finanziari, ecc.). La Provincia, intesa come ente locale, da quando esiste ha sempre avuto competenze limitate; perciò i suoi amministratori, anche quando erano eletti a suffragio universale, hanno avuto un peso politico minore rispetto a quelli dei Comuni e delle Regioni.

Qualche anno fa, insieme al trionfo dell’antipolitica, è diventato di moda sostenere che le Province dovrebbero essere abolite. Per farlo però bisogna modificare la Costituzione. Il governo Renzi ci ha provato, ma sappiamo che la riforma costituzionale è stata bocciata dal referendum. Intanto lo stesso governo Renzi aveva cominciato (nel 2014) con il sopprimere l’elezione diretta degli amministratori; adesso sono eletti dai sindaci e dai consiglieri dei Comuni interessati, e non ricevono compensi.

Nello stesso tempo però anche le competenze delle Province sono state tagliate; così pure sono state tagliate le loro risorse. La conseguenza è che ci sono tuttora servizi che devono essere gestiti dalle Province: l’edilizia scolastica, le strade provinciali, ecc., ma non ci sono abbastanza soldi per farlo bene.

Come si vede, si tratta di quattro questioni distinte.

  • La prima è se le Province debbano esistere o sparire – ma per farle sparire ci vuole una riforma costituzionale.
  • La seconda è se i loro amministratori debbano essere eletti a suffragio universale o invece dagli amministratori dei Comuni; e in un modo o nell’altro, non casca il mondo.
  • La terza è di che cosa si debbano occupare; e certo per diverse materie la dimensione provinciale è più razionale.
  • La quarta è che, se devono operare, bisogna anche che ne abbiano i mezzi. L’unico vero problema da affrontare, oggi, è il quarto, ma a quanto pare non è a questo che pensa il Governo. Aspettiamo le prossime puntate.

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