Quando la scienza deturpa l’Eden

Dedicato all'Adamo di ieri e di oggi il 66' Corso di studi alla Pro Civitate Christiana

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Dal 21 al 26 agosto si è svolto alla Pro Civitate Christiana di Assisi il 66′ Corso di studi cristiani, promosso dalla stessa Cittadella in collaborazione con la comunità ecumenica di Bose, l’editrice Queriniana e Libera International. Il consolidato appuntamento annuale parte dalla citazione di Genesi: “E si accorsero di essere nudi” per impostare riflessioni e confronti su Adam, simbolo di un’umanità – l’uomo di ogni tempo – che si accorge sia della propria impotente fragilità sia della forza emancipatrice della conoscenza, strumento di civiltà e insieme miraggio di potere sulla natura e si interroga su come le religioni e le Chiese (cattolica, riformata, musulmana, buddista) affrontino temi come condivisione e rinuncia al potere.

Dalle intense suggestioni offerte sui versetti dai biblisti – Rosanna Virgili prima e Luca Spegne poi – alle ipotesi percorribili di uscita dall’attuale “crisi della speranza” prospettate dal filosofo Roberto Mancini si passa ad affrontare, attraverso l’esperienza narrante dello psichiatra Giacomo Dacquino, il tema della solitudine e della “nudità affettiva”.

Gli interrogativi sullo sviluppo scientifico e tecnologico e sulle prospettive incalzanti della loro sostenibilità, con cui dobbiamo fare i conti a partire già da oggi, sono i termini della discussione tra il giornalista scientifico Pietro Greco ed il ricercatore Giuseppe Moscati: una scienza che non vuole limiti (“rubare fuoco agli dèi”), da un lato, e la sua incidenza in una realtà ormai globalizzata, che esige risposte di responsabilità sociale per ridurre l’impatto umano sull’ambiente.

Sui “frutti amari della globalizzazione” – dalla realtà dei migranti e della miseria alle finanziarizzazione dell’economia ed alle storie di predazione – si soffermano criticamente l’economista Bruno Amoroso, prosecutore dell’opera di Federico Caffè, ed il sociologo Roberto Segatori, mentre l’economista politico Stefano Zamagni con il giornalista Filomeno Lopez della Guinea Bissau si interrogano su come riprogettare politica ed economia a partire dagli ultimi, quei “servi sofferenti di Jahvé” di cui parla il teologo gesuita sudamericano Jon Sobrino; quei poveri tra cui vive in Bolivia la teologa domenicana Antonietta Potente, presente al corso in videoconferenza.

Il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, commenta i versetti evangelici sulla povertà come condizione esistenziale del cristiano, ed Arturo Paoli, intervistato dal giornalista Francesco Comina, ancora insiste sull’importanza dell’esserci nella società e nella Chiesa per riaccendere la speranza.

AUTORE: L. M.