Regole per la città globale

Convegno nazionale delle Acli “Cittadini in-compiuti” tenutosi nei giorni scorsi a Perugia

Tempo di lettura: 350 secondi

Il convegno nazionale delle Acli a Perugia, dal titolo “Cittadini in-compiuti. Quale polis globale per il XXI secolo” ha fatto giocare all’associazionismo cattolico quel ruolo, importante, che la società italiana attende: fare politica. Quella vera, lontana dalle sterili schermaglie e dalle noie quotidiane dei partiti, quella che riconosce i problemi comuni e vuole affrontarli insieme; questioni “pesanti” quali l’immigrazione, il lavoro, la famiglia e l’informazione. Il presidente aclista Andrea Olivero ha invitato a esprimersi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il leader del Partito democratico, Dario Franceschini, apparsi in sintonia sul varo di una moderna legge sulla cittadinanza che introduca il diritto dello jus soli (diritto del suolo, ovvero chi nasce in Italia è italiano) e dimezzi (da 10 a 5 anni) il tempo di residenza necessario agli stranieri per poter chiedere di diventare cittadini italiani. Immigrazione, una nuova visione globale? Il quadro culturale raggiunto, in cui abitano tali idee, è stato ben descritto dallo stesso presidente della Camera dei deputati: “Sono d’accordo con Olivero – ha detto Fini – quando dice che ridefinire il concetto di cittadinanza è una delle grandi sfide della democrazia contemporanea”. Una consapevolezza non nuova alla persona del presidente della Camera (che già anni fa, da leader di Alleanza nazionale, era pronto a migliorare il percorso degli stranieri verso la cittadinanza). Giudizio senza appello, largamente condiviso dalla platea aclista del teatro Pavone, quello del segretario del Partito democratico, che ha definito “orribili” i respingimenti dei clandestini. “La politica dei respingimenti messa in atto dal Governo – ha detto Franceschini – è contro la cultura di questo Paese, contro la Costituzione italiana, contro l’accoglienza che è nel Dna di questa società”. Le Acli hanno pertanto chiesto al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di non chiudere le porte “ai nuovi italiani”. La cittadinanza economica e quella familiareLe proposte delle Acli per un nuovo modello di cittadinanza non hanno riguardato solo l’immigrazione. Anticipando i contenuti di un manifesto che presto verrà inviato alle Acli provinciali, affinché si confrontino con i parlamentari eletti nei rispettivi territori, Olivero ha affrontato la questione del lavoro annunciando per ottobre l’avvio di una campagna nazionale per un nuovo “Statuto dei lavoratori” che “garantisca i diritti di cittadinanza di tutti i lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto”. Nel convegno delle Acli si è parlato anche di “cittadinanza economica”, sollecitando l’elaborazione “di nuove forme di accesso dei lavoratori al capitale sociale e agli utili di impresa”. Sul tema della “cittadinanza familiare”, le Acli hanno poi rilanciato la sfida più importante al Governo: “Dovete mantenere adesso – ha detto Olivero – gli impegni elettorali sull’introduzione del quoziente familiare nel sistema fiscale italiano”. Si è invece rifatto al “fondamento della laicità” costituito dalle celebri parole di Gesù su Dio e Cesare mons. Aldo Giordano, osservatore vaticano all’Ue. Parlando del “ruolo per i cristiani nella società civile europea”, è tornato sul mancato riferimento alle radici cristiane nel preambolo del Trattato di Lisbona: “Per alcuni, citare il cristianesimo significava dividersi una torta di potere. Per altri era uno schiaffo agli amici musulmani. Per altri ancora, specie i francesi e i belgi, un pericolo per la laicità”. In realtà, “si usava la parola cristianesimo senza che ci fossero i veri contenuti del cristianesimo”, che invece può aiutare un’Europa “in cerca d’identità” a ritrovare un senso. Mons. Giordano ha anche sottolineato “l’urgenza di un salto qualitativo nella fraternità”.Concludendo l’incontro Olivero ha annunciato l’adesione delle Acli alla giornata di mobilitazione nazionale indetta sabato 19 settembre dalla Federazione della stampa italiana (Fnsi): “Riteniamo – ha detto il presidente nazionale delle Acli facendo riferimento agli attacchi di Feltri a Boffo – che in questo momento c’è un grande problema che riguarda la libertà di stampa”. Acli: “L’educazione è la grande assente nella politica italiana” Le Acli si interrogano sul significato dell’educazione, in uno dei sei “cantieri della cittadinanza” di “Cittadini in-compiuti” dal titolo “Educazione e partecipazione”. Guidano la riflessione il professor Mario Pollo della Lumsa e la vicepresidente nazionale della Acli, Paola Vacchina. La Chiesa italiana ha deciso di dedicare il prossimo decennio alla questione dell’educazione: dal 2010 al 2020. Le Acli, dalla loro fondazione del 1944 ad opera di Achille Grandi, si definiscono un movimento educativo e sociale. La discussione inizia sulla parola “crisi”. E non c’è solo la crisi economica. “Siamo in difficoltà sull’idea di uomo – ha detto il professor Pollo -, c’è una reale questione antropologica”. Gli fa eco la vicepresidente delle Acli: “Che idea di persona abbiamo, come Acli?”. Entrambi ricordano l’identità del cristiano. “Noi cristiani – continua Pollo – pensiamo ad un essere umano dotato di libertà e di una coscienza, che può compiere della scelte. Nell’antropologia biblica siamo esseri in relazione, dipendenti da Dio e in relazione con gli altri”. Torna alla mente l’ultimo messaggio di Benedetto XVI: occorre che le persone siano capaci di vivere in pienezza e dare il proprio contributo alla comunità. Le Acli stanno rilanciando i laboratori di formazione sociale e politica, in collaborazione con l’Agesci, la comunità Exodus, la Caritas italiana. “L’educazione – ha detto Vacchina – è la grande assente del nostro Paese. Sta di fatto che in Italia non si fanno politiche attive sull’educazione”. C’è poi la questione dei giovani assenti dalla vita sociale e politica. “Ci sono gli elementi critici che rendono difficili sia la loro educazione, sia la loro partecipazione – afferma Pollo. – Ma la società è cambiata, tutto è nuovo. Pertanto anche la partecipazione va declinata in questa nuova ottica, sapendo che essa stenta in un sistema ‘tecnico’. La tecnica – prosegue – ha eliminato la natura: l’uomo non ha più un rapporto con la natura, ma la tecnica è diventata il nuovo ambiente dell’uomo. Se prima l’uso della tecnica era strumentale, oggi è diventata l’unico strumento di mediazione fra l’uomo, la natura e gli altri uomini”. Il prof. Pollo ha poi analizzato la cultura del sistema tecnico: essa sfugge ad ogni sistema di valori, “sterilizza”, semplificando e riducendo, tende ad esclude la cultura e la coscienza; il regionalismo, le diversità culturali, il particolarismo vengono esaltati dal sistema tecnico. Anche l’altruismo è stato reso tecnico, specie quando istituzionalizzato. Ad esempio, si è scoperto che, pur in un sistema di welfare State, alcune forme di assistenza producevano patologie a causa del modo tecnico con cui erano erogate. Si classifica anche l’uomo: il tossico, il lavoratore, la cistifellea del letto 10, ecc. Quali ricette per dribblare le distorsioni della società della tecnica? “Ormai l’educazione si sta trasformando in didattica”, spiega Pollo, “La nostra scuola è malata di ‘didattichese’: ci sono le schede, se non fai questo sei out, tutto è standardizzato. Prima c’era un professore che ti raccontava ciò che amava e riusciva a farti innamorare di una materia. Bisogna tornare all’amore e alla riscoperta dell’anima. Nell’epoca contemporanea – continua Pollo – siamo all’estrema fragilità dell’io. Come si può riscoprire la propria anima? Sospendendo il giudizio sull’altro e accettandolo. Costruire questa relazione è la condizione principale dell’educazione dell’altro, per scoprire anche la nostra vocazione e non privare l’umanità del dono delle singole persone”.

AUTORE: Paolo Giovannelli