Rieduchiamoci alla Natura

Agorà. Ambiente e territorio alla luce della dottrina sociale della Chiesa

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Ambiente e territorio: su questo binomio, di cui ogni giorno sentiamo parlare nelle occasioni più immaginabili e possibili, si è concentrata l’attenzione nelle due lezioni del quarto corso di “Agorà”, la scuola di formazione politica e sociale promossa dall’ufficio per i Problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato della diocesi di Città di Castello. Sono tematiche senza dubbio di stretta attualità, eppure di così difficile trattazione, tant’è che anche la dottrina sociale cristiana non ha mai rivolto uno studio specifico ai problemi dell’ambiente, nonostante l’attenzione e la cura che la Chiesa ha sempre rivolto al creato. Ciò premesso, molti sono stati gli spunti emersi nelle due lezioni. “La crisi ambientale – ha detto Sergio Rondinara nella sua lezione, dal titolo “Crisi ambientale, crisi antropologica” – è il deterioramento del rapporto tra società umana ed ambiente naturale, tipico dei Paesi industrializzati. Vivendo sempre meno a contatto con la natura, ci scopriamo più impoveriti nella nostra identità: denaturalizzazione della persona”. Ciò ha portato a delle drammatiche conseguenze: “La crisi ambientale è crisi antropologica, figlia di una precisa concezione dell’uomo moderno, che si è autonominato padrone assoluto della natura e del proprio destino”. Per ovviare a queste crisi, occorre tra l’altro, “recuperare quelle tradizioni che hanno segnato il passato pre-industriale delle generazioni che ci hanno preceduto per potervi riscoprire elementi vitali, quali atteggiamenti, comportamenti e forme educative di un rapporto con la natura ricco di significati”. Secondo Maria Teresa Gattullo, nell’intervento dal titolo “Lo sviluppo e i territori”, è possibile parlare di sviluppo seguendo i principi ispirati dalla dottrina cristiana. In particolare, affrontando il discorso relativo allo sviluppo sostenibile, “dobbiamo garantire le condizioni di equità intra e infra-generazionale. Dobbiamo al contempo soddisfare i bisogni primari di tutti i popoli contemporaneamente (estendere cioè a tutti la possibilità di dare realtà alle proprie aspirazioni) e il ritmo di diminuzione delle risorse non rinnovabili deve precludere il meno possibile ogni opportunità futura”. Si parla di sviluppo, insomma, se dietro c’è l’idea e il progetto dell’uomo: “La verità dello sviluppo consiste nella sua integralità. Se non è di tutto l’uomo e di ogni uomo, lo sviluppo non è vero sviluppo”.

AUTORE: Saverio Freddi