Rogo di Prato: chi interviene?

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Se un datore di lavoro residente in Italia (cittadino o straniero che sia) vuol assumere un lavoratore straniero e metterlo in regola, deve passare per una Via crucis di certificati e di adempimenti (fiscali, contributivi, ecc.). Fra l’altro, deve garantire allo Stato che quel lavoratore ha un alloggio adeguato e a norma; se il lavoratore quell’alloggio non lo ha trovato per conto suo, deve trovarglielo. Deve allegare una piantina dell’appartamento, dire quante persone ci abitano su quanti vani, qual è la situazione igienica, e così via. Questa è la legge. Poi succede che a Prato (e altrove) migliaia di lavoratori cinesi vivono ammassati in oscuri loculi ricavati abusivamente all’interno dei capannoni industriali, invisibili dall’esterno. In caso di incendio, lo abbiamo visto, diventano trappole mortali. I datori di lavoro, cinesi anche loro, violano sistematicamente le leggi sull’immigrazione, quelle fiscali, quelle previdenziali, quelle sugli orari di lavoro, le ferie e i congedi per malattia, i regolamenti edilizi, i regolamenti d’igiene, e via trasgredendo. Il tutto assicura loro profitti immensi. Si dimostra che ciò che manca in Italia non sono le leggi (ce ne sono anche troppe) ma la capacità di farle rispettare, insomma la buona amministrazione. Per questo mi infastidisce ogni volta che, davanti a un problema qualcuno dice: ci vuole una legge! A chi toccherebbe intervenire nel caso di Prato? Al Comune, alla Guardia di finanza, all’Asl, agli ispettori del lavoro, alla questura? A ciascuno di loro, per quanto di rispettiva competenza. Ma per essere efficaci dovrebbero muoversi tutti insieme in modo coordinato, come gli eserciti alleati per lo sbarco in Normandia. Invece va ognuno per conto suo, e ci va con mezzi ridicolmente sproporzionati. Ecco il segreto: la frammentazione delle competenze, la mancanza di coordinamento. Ogni autorità è gelosa del suo piccolo potere e se lo vuole gestire da solo. Fin qui non abbiamo parlato di fenomeni perversi, come la corruzione. Ma ci stanno anche quelli.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani