San Michele Arcangelo protettore del cristiano militante

Il 29 settembre Bastia celebra la festa del suo patrono

Tempo di lettura: 182 secondi

Nell’avvicinarci alla quarantesima edizione del Palio di San Michele, prima di lasciarci coinvolgere dalle sfilate multicolori e dai vocianti giochi di piazza, dai profumi delle taverne e dall’attesa lizza – ingredienti tutti che favoriscono il crearsi di una comune identità tra i cittadini, riuniti nei quattro rioni – desideriamo rivolgere la nostra attenzione alla figura del Santo patrono. Commemorato il 29 settembre insieme all’arcangelo Gabriele (comunemente ricordato come l’angelo annunziatore) e Raffaele (protettore dei pellegrini e dei viandanti come dei giovani; esemplare nel racconto biblico il suo ruolo di guida nella storia di Tobia), il principe delle milizie celesti era il grande protettore della sinagoga ed è stato adottato dalla Chiesa come protettore del cristiano militante. Il suo stesso nome significa “Chi come Dio?” (Quis ut Deus?) e si suole far derivare dal grido di battaglia con cui debellò Lucifero e gli angeli ribelli suoi seguaci: un grido di amore e di fedeltà. Il culto a lui destinato è antichissimo. Il più celebre santuario dell’Occidente latino dedicatogli sorge sulla sommità del monte Gargano, in Puglia, dove fu eretto nel VI secolo a circondare una grotta, luogo di diverse apparizioni. Oggi la singolare basilica di Monte Sant’Angelo (la cittadina sorta intorno al santuario, all’incrocio delle strade che conducono a Manfredonia, a San Giovanni Rotondo e alla Foresta Umbra) rappresenta il frutto di numerose costruzioni che danno testimonianza degli oltre 15 secoli di storia. Nel cuore della Sacra Grotta è la statua del santo, scolpita dal Sansovino nel marmo bianco di Carrara e racchiusa in un’urna d’argento e di cristallo di Boemia, poggiata sopra un masso roccioso coperto di lastre di marmo. San Michele vi è rappresentato in atteggiamento guerriero che calpesta Satana sotto le sembianze di un mostro col volto di scimmia, la coscia di capro, gli artigli di leone e la coda di serpente. Da tempi remoti è questo un luogo di perdono e di preghiera: qui si recarono numerosi papi come pure santi, tra cui Francesco d’Assisi, il quale però non entrò nella sacra grotta, ritenendosi indegno di varcarne la soglia. Nel marzo 1997 Giovanni Paolo II ha concesso al santuario il privilegio in perpetuo del Perdono Angelico: l’indulgenza plenaria. La devozione per l’arcangelo guerriero si diffonde dunque da questo piccolo centro che ha conosciuto la dominazione di molteplici popoli tra cui i Longobardi che scelsero san Michele come loro patrono e ne propagarono il culto nei propri domini, riproducendone l’effigie anche nelle loro monete. Sono numerosissime, nella nostra regione, le chiese dedicate all’arcangelo (o semplicemente all’angelo), rappresentato ora nell’atto di pesare le anime dei morti per stabilirne il giudizio, ora come guerriero adolescente che brandisce la spada contro Satana in sembianze semi-umane o animalesche; così come è raffigurato pure sul vecchio Gonfalone comunale (XVI secolo). Riportiamo qui l’invocazione ai tre Arcangeli, perché questa festa ci trovi non solo partecipi nella vita di comunità ma anche vigili nella fede. “Glorioso Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti, difendici contro tutti i nostri nemici visibili e invisibili e non permettere mai che cadiamo sotto la loro crudele tirannia. San Gabriele Arcangelo, tu che giustamente sei chiamato la forza di Dio poiché sei stato scelto per annunciare a Maria il mistero in cui l’Onnipotente doveva manifestare meravigliosamente la forza del suo braccio, facci conoscere i tesori racchiusi nella persona del Figlio di Dio e sii nostro messaggero presso la sua santa Madre. San Raffaele Arcangelo, guida caritatevole dei viaggiatori, tu che, con la potenza divina, operi miracolose guarigioni, degnati di guidarci nel corso del nostro pellegrinaggio terreno e suggeriscici i veri rimedi che possono guarire le nostre anime e i nostri corpi. Amen”.

AUTORE: Elena Lovascio