… se è vero che la legge è uguale per tutti

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La democrazia, in un moderno stato di diritto, si basa su una delicata rete di convenzioni, ossia di “regole del gioco” che sono, appunto, convenzionali. La più importante è il principio di maggioranza, che vale nelle elezioni, nei parlamenti, nei tribunali, ma anche nei consigli di amministrazione delle società private, e nelle assemblee di condominio.

Ora, non sta scritto da nessuna parte che l’opinione della maggioranza sia oggettivamente migliore, più vera, più giusta, di quella della minoranza. Innumerevoli volte la storia e il senno di poi hanno dimostrato il contrario. Chi è rimasto in minoranza ha il diritto di continuare a dire che quella decisione è sbagliata; e può darsi da fare perché la prossima volta la maggioranza diventi minoranza. Ma è obbligato a riconoscere che, sino a che non ci sarà un altro voto, la legge è quella, la decisione è quella; e deve accettarne lealmente le conseguenze anche se nel suo intimo non è d’accordo.

Questa è, appunto, la convenzione ed è indispensabile per l’ordinato vivere civile. Fra mille opinioni diverse, ci vuol pure un metodo per stabilire quale delle tante diventa legge, e non possono esserci incertezze. Il principio di maggioranza è uno strumento imperfetto, ma produce certezza.

Un discorso molto simile può essere fatto per le sentenze dei giudici. I codici consentono alle parti in causa di difendersi; dopo una prima sentenza chi ha perso può andare in appello; se perde ancora può andare in cassazione: ma prima o poi si arriva alla sentenza definitiva. È ispirata dallo Spirito Santo? Certamente no. Però è, per convenzione, la sentenza definitiva, e dunque va accettata e obbedita: non per far piacere ai giudici, che magari non se lo meritano, ma per garantire la pace sociale.

Così fece Adriano Sofri che, condannato per l’omicidio Calabresi, continuò a dire “io sono innocente” ma accettò di andare in prigione senza fare scenate, senza darsi alla fuga e senza scatenare una mezza rivoluzione. Si può pensare quello che si vuole di Sofri, ma certamente in quel momento ha dato una grande lezione di spirito civico.

Così dovrebbero fare tutti, se è vero che la legge è uguale per tutti.

AUTORE: Pier Giorgio Lignani