Si fa presto a dire “pane”. Il discorso di Gesù sul “pane dal cielo”

Il discorso sul pane, iniziato domenica scorsa con il capitolo 6 di Giovanni, prosegue questa domenica. Gli interrogativi sulla nostra vera fame, e su quale cibo può saziare la nostra fame di senso della vita, posti domenica scorsa, ora iniziano a disvelare tutta la loro potenzialità.

La “fuga” di Gesù dalla folla, anziché scoraggiare i seguaci che avevano mangiato il pane, attira altre barche in quel luogo, tutti alla ricerca di Gesù (v. 23-24). Alcuni commentatori notano che buona parte di quanti provenivano da Tiberiade erano pagani, che si erano lasciati interrogare da quanto era accaduto.

Una domanda di senso o un desiderio di sicurezza da trovare “a buon mercato”? Tutti ora fanno rotta per Cafarnao “di là dal mare” (v. 25). Sul monte, Gesù, davanti a una folla immensa, moltiplica il pane; ora, alla sinagoga di Cafarnao (v. 24.59), guida la folla a entrare nel “mistero” di quel segno, partendo dalla verità dell’atteggiamento di quanti lo stavano seguendo.

“In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (v. 26). Con queste parole Gesù va dritto alla verità di fondo che ha mosso una buona parte della folla; smaschera ogni ricostruzione poetica ed emotiva all’esperienza vissuta.

È bello stare insieme ma …

La bellezza dello stare insieme, il prato verde sul quale sedere (Gv 6,10), il tramonto che sollecita “emozioni spirituali”, la condivisione del pasto… Un apparato di dinamiche emotivo-sentimentali, che facilmente nascondono la verità a noi stessi. Alcune esperienze, anche con connotazione “religiosa”, anziché aiutarci a leggere la vita, ci distraggono da essa, supportando un “mondo parallelo” in cui rifugiarci.

Alcune predicazioni e ritiri, cosiddetti spirituali, illudono anche sulle prospettive vocazionali, facendo disastri. Il dato di realtà dal quale Gesù vuole farci partire è il primo atto di fede nella sua persona, che getta una luce sulla nostra vita. Farà così anche con la samaritana: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui” (Gv 4,16). Da questo dato di verità inizia il cammino della donna, che riconoscerà Gesù come la vera fonte a cui abbeverarsi (v. 25).

La Parola di Gesù ci mette in discussione

Gesù mette in discussione i nostri riferimenti, che, senza il riferimento a Lui, rischiamo di interpretare a nostro uso e consumo. Quanti lo avevano seguito attestano la loro “buona fede” portando l’esempio di come Mosè abbia dato da mangiare al popolo d’Israele nel deserto: “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto” (Gv 6,30-31).

Il riferimento a Mosè è esplicitato nella prima lettura (Es 16,2-4.12-15). Ma neppure quel testo descrive semplicemente un’operazione di “salvataggio” dalla morte per fame. Mosè chiede al suo popolo un percorso nella fede, una prova che Dio stesso esige: “Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccogliere ogni giorno la razione di un giorno” (Es 16,4).

La fede non è una conquista

È lecito chiedersi: e domani? Ecco la prova: ti fidi della Sua parola? In realtà è quanto chiediamo nella preghiera del Padre nostro, nella versione di Luca, quando chiediamo il necessario per la nostra vita: “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano” (Lc 11,3). La fede non è una conquista fatta una volta per sempre, ma un dono da invocare ogni giorno, come ricorda il salmista: “Donaci, Signore, il pane del cielo”.

Gesù ricorderà a quanti lo interrogano che non è stato Mosè a dare loro da mangiare, “ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero” (Gv 6,32). Gesù sovrappone il tempo presente al tempo passato nella coniugazione del verbo dare: “Non è Mosè che vi ha dato… Ma è il Padre che mio vi dà” (v. 32).

Gesù chiede di andare oltre il visibile

Il tempo presente indica un’azione che si sta svolgendo ora, ma con una prospettiva di continuità. E di questo pane, dirà Gesù: “Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (v. 33). Coloro che ascoltano sembrano giungere a una prima professione di fede: “Signore, dacci sempre pane”. Ma di quale pane fanno richiesta?

Gesù intende andare oltre, innalza l’asticella della fede: “Io sono il pane della vita” (v. 35). Da qui riprende il cammino nella fede, che fa vedere oltre il visibile: l’eucarestia.

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