I silenzi di Zingaretti

Tempo di lettura: 105 secondi

di Pier Giorgio Lignani

Nicola Zingaretti, nuovo segretario del Partito democratico, ha presentato il suo programma dicendo che nel suo partito “tutto deve cambiare”. Beh, è il meno che potesse dire dopo i disastri degli ultimi tempi: il Pd sconfitto alle elezioni politiche di un anno fa, estromesso dal governo, sconfitto anche in molte elezioni locali, autocongelato per un anno nella manifesta incapacità perfino di fare opposizione sfruttando le mille contraddizioni dell’alleanza che sta al governo.

Cambiare tutto, dunque. Ma che cosa in particolare, e come? Questo non lo ha detto. Se ci si aspettava che Zingaretti indicasse al suo partito – e all’Italia intera – un traguardo da raggiungere, non lo ha fatto, o almeno non ce ne siamo accorti.

Invece è proprio questo che dovrebbe fare un capo politico: assegnare al suo popolo un obiettivo, una meta, e trasmettergli il desiderio e l’entusiasmo di arrivarci, anche a costo di qualche sacrificio. Certo, la storia è piena di capi che in questa maniera hanno trascinato i loro popoli alla rovina. Ma non finisce sempre male: Mosè attraverso il deserto ha portato i suoi fino alla Terra promessa. Naturalmente sto scherzando: non si può dare come modello a Zingaretti, o a chiunque altro, Mosè.

Scendendo a livelli ben più bassi, però, resta il fatto che né al governo né all’opposizione si può campare alla giornata, bisogna avere un’idea del futuro e un progetto di società. In particolare, chi sta all’opposizione non può limitarsi a fare, giorno per giorno, critiche spicciole e improvvisate a quello che stano facendo i governanti, perché così fa il loro gioco.

Deve poter dire: “Adesso il Governo fa questo e quello, e magari sembra che lo faccia benino, ma ciò di cui il Paese ha bisogno è tutt’altro, e se a governare ci fossimo noi, lo faremmo, perché noi sappiamo che cosa fare e come, ne siamo capaci e ve lo spieghiamo”. Ma per poter fare questo discorso un partito deve avere molto chiare le idee sul Paese, sul mondo, e su se stesso. Il Partito democratico, se le ha, non le ha ancora dette.

LASCIA UN COMMENTO