Sovraffollamento e morte in carcere

Anche nei penitenziari della nostra regione si registrano gravi malesseri sociali e psicologici

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Lo scorso 13 gennaio presso la casa circondariale di Capanne (Pg), un detenuto di 23 anni, Michele Massaro originario di Taranto, si è tolto la vita con il gas. Il giovane, recluso dall’ottobre scorso, avrebbe dovuto scontare una pena di 8 anni. Il sindacato di polizia penitenziaria, Sappe, ha affidato ad un comunicato stampa l’ennesima richiesta di modifica del regolamento in merito alla possibilità data ai detenuti di tenere, all’interno delle celle, bombole di gas per cucinare. Il segretario del Sappe, Donato Capece, fa notare che anche in altri istituti sono avvenuti recenti e analoghi episodi: a Catania e a Reggio Emilia nella fattispecie, e in quest’ultimo l’amministrazione penitenziaria è stata condannata a risarcire i familiari con una cifra pari a 150 mila euro. I casi di suicidio e di autolesionismo all’interno delle carceri italiane continuano ad arricchire le statistiche. A descrivere la tragicità della situazione in termini numerici è un’altra forza sindacale, la Uil Pa penitenziari, che in un comunicato stampa del 7 gennaio ha redatto una sorta di “bilancio” del 2010. Nell’anno appena concluso, in Italia, le morti in carcere per cause naturali sono state 173.

I suicidi in cella sono stati 66 (57 per impiccagione, 5 per asfissia con gas, 1 per recisone carotide, 2 per avvelenamento da farmaci, 1 per soffocamento da sacchetti di plastica). I detenuti suicidatisi in età compresa tra i 25 e i 35 anni sono stati 29; 20 quelli nella fascia di età tra i 35 e i 50 anni; 8 i suicidi in età compresa tra i 18 e i 22 anni; 9 gli ultracinquantenni. Nell’86% degli istituti (176 su 205) – continua la Uil Pa penitenziari – si è verificato almeno un tentato suicidio, per un totale complessivo di tentati suicidi in cella pari a 1.134. I detenuti salvati in extremis dal suicidio da parte della polizia penitenziaria sono stati 398. Gli atti di autolesionismo ammontano a 5.603 (messi in atto in 192 diversi istituti). Per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri umbre, i dati aggiornati al 20 settembre 2010 e pubblicati sempre dalla Uil Pa penitenziari, vedevano Perugia (Capanne) con un indice di affollamento pari al 67,3% (589 detenuti presenti contro i 352 regolamentari), Spoleto con un affollamento pari al 44,37% (654 i detenuti presenti contro i 453 regolamentari), Orvieto faceva registrare un più modesto 18,9% (132 detenuti presenti contro i 111 regolamentari), mentre Terni mostrava addirittura negativo: a fronte di 344 posti disponibili, i detenuti presenti al 20 settembre erano 341. Dai dati pubblicati dal ministero della Giustizia, risulta che l’Umbria si piazza al dodicesimo posto con un tasso di sovraffollamento pari al 47,4% : al 31 dicembre 2010 erano reclusi nelle carceri umbre 1.671 detenuti contro una capienza regolamentare di 1.134.

L’appello del cappellano e dei volontari

Davanti alle cifre sui suicidi in carcere è difficile trovare una chiave di lettura che possa indicare la strada da percorrere per contenere almeno in parte questi fenomeni. A parte la questione tecnica del sovraffollamento, che potrebbe essere risolta adottando politiche di revisione dell’impianto legislativo in materia detenzione, piuttosto che costruire altri penitenziari, o entrambe le cose, è il problema della vita e della sua prospettiva all’interno delle mura di un carcere la questione che ogni uomo di fede dovrebbe prendersi a cuore. Così commenta la situazione il cappellano della sezione maschile della casa circondariale di Capanne, don Cesare Piazzoli, il giorno dopo il suicidio del detenuto. È necessario capire, continua don Cesare, come poter ridare una dignità e soprattutto una speranza a chi, tormentato dalla solitudine e dall’angoscia, pensa che non esistano più ragioni per vivere. È altresì difficile – aggiunge – testimoniare Cristo e portare la sua parola a tanti detenuti stranieri e di fede non cristiana, soprattutto quando ad essere recluse sono persone che, nella maggior parte dei casi, sono povere e non hanno neppure una famigilia vicina, e nel sacerdote piuttosto che un sostegno spirituale vedono un sostegno materiale: chi necessita di un paio di occhiali da vista, chi del vestiario, ecc. Spesso per loro l’unico aiuto è dato dai volontari. Sempre troppo pochi, commenta Maurizio Santantoni, presidente dell’Associazione perugina di volontariato (Apv).

Al 31 dicembre 2010 i volontari dell’Apv impegnati nella casa circondariale di Capanne erano 7 effettivi e 11 in formazione. L’attività dell’associazione, fa notare Santantoni, spinta da una forte solidarietà umana e cristiana, fronteggia costantemente le numerose problematiche dei reclusi in virtù delle loro richieste, quasi sempre di primaria necessità, e della loro presenza in termini numerici all’interno dell’istituto. L’auspicio del presidente è che un autentico spirito di volontariato si diffonda in tutte le comunità cristiane, tanto da aumentare il supporto all’Associazione in termini di adesioni ai vari progetti, unito ad una migliore e più presente solidarietà verso chi di tali azioni andrà a beneficiare.

AUTORE: Andrea Coli