Spirito invincibile

Il quarto anniversario di elezione al Pontificato coincide con una decisa presa di posizione sull'unità del genere umano

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I quattro anni di pontificato di Benedetto XVI si possono magari riassumere in cifre: 11 viaggi internazionali – tra cui Auschwitz, Istanbul, New York – e 12 in Italia; e poi le due encicliche, l’esortazione apostolica sull’eucaristia, il libro su Gesù. Ma in Papa Ratzinger non sono tanto le statistiche a contare, quanto la parola. A volte proprio la parola, male interpretata, ha creato incomprensioni: è un Papa che sceglie un modo nuovo di comunicare, chiedendo a tutti uno sforzo in più per comprenderlo. Forse è nelle parole che ha pronunciato nella notte di Pasqua – in quel chiedere uno stile di vita ‘azzimo’ cioè essenziale, in quel modo di affrontare le questioni raggiungendo il cuore dei problemi, nel cogliere la verità anche nella novità di un dubbio capace di farci uscire dagli schemi di un pensiero unico – che va colta la novità di Benedetto XVI, nella continuità con gli altri Pontefici e con il magistero della Chiesa. È un Papa che sceglie di abbandonarsi con fiducia nelle mani di Cristo, e ci sorprende quando chiede di pregare per il suo ministero, di pregare ‘perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi’, come ebbe a dire proprio all’inizio del suo pontificato, quattro anni fa. Domenica scorsa, da Castel Gandolfo, il Papa ricordava che è l’amore misericordioso di Dio – la seconda domenica di Pasqua è anche la festa della Divina Misericordia, per volere di Giovanni Paolo II che accolse il messaggio di santa Faustina Kowalska – a unire la Chiesa e a fare dell’umanità una famiglia sola, un’unità nuova ‘più forte di prima, invincibile, perché fondata non sulle risorse umane, ma sulla divina misericordia’. Un’unità della famiglia umana che si arricchisce nella diversità. Benedetto XVI lo ricorda affrontando l’altro tema del suo intervento alla recita del Regina Coeli: l’incontro che si è tenuto a Ginevra, ponendosi in continuità con la riunione del 2001 a Durban contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia. Un vertice tra molte polemiche, per l’accusa di antisemitismo formulata da Israele e dagli Stati Uniti sulla prima versione del documento preparatorio, dal quale si erano dissociati diversi Paesi, tra cui l’Italia, minacciando di non partecipare. E in realtà sono state molte le nazioni assenti all’appuntamento Onu in Svizzera: il Canada, l’Australia, l’Olanda… C’era invece la Gran Bretagna, e soprattutto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Il Vaticano era presente con una sua delegazione. L’osservatore della Santa Sede a Ginevra, mons. Silvano Tomasi, sottolinea che il testo definitivo è ‘accettabile’. Comunque, per il Vaticano partecipare a un incontro di questo livello su un tema sensibile come quello del razzismo era ‘irrinunciabile’. Da parte sua, il Papa ha auspicato che ‘i delegati presenti alla Conferenza di Ginevra lavorino insieme, con spirito di dialogo e di accoglienza reciproca, per mettere fine ad ogni forma di razzismo, discriminazione e intolleranza, segnando così un passo fondamentale verso l’affermazione del valore universale della dignità dell’uomo e dei suoi diritti, in un orizzonte di rispetto e di giustizia per ogni persona e popolo’. ‘Si tratta – dice ancora il Papa parlando dopo la recita della preghiera del Regina Caeli, che nel tempo di Pasqua si recita al posto dell’Angelus – di un’iniziativa importante perché ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, si registrano tali deplorevoli fenomeni’. Per questo chiede ‘un’azione ferma e concreta, a livello nazionale e internazionale, per prevenire ed eliminare ogni forma di discriminazione e di intolleranza’. Occorre, soprattutto per Benedetto XVI, una ‘vasta opera di educazione, che esalti la dignità della persona e ne tuteli i diritti fondamentali’. La Chiesa, afferma ancora il Papa, ‘ribadisce che solo il riconoscimento della dignità dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, può costituire un sicuro riferimento per tale impegno. Da questa origine comune, infatti, scaturisce un comune destino dell’umanità, che dovrebbe suscitare in ognuno e in tutti un forte senso di solidarietà e di responsabilità’.

AUTORE: Fabio Zavattaro