Tinarelli e Wojtyla: le parole di mons. Bassetti: la fede in pienezza, fino alla Passione

DIOCESI. Il “pellegrinaggio” della reliquia di Giovanni Paolo II in onore di Tinarelli

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Mons. Bassetti in un momento durante la celebrazione
Mons. Bassetti in un momento durante la celebrazione

La fede vissuta in pienezza e sublimata nella sofferenza: un messaggio forte che è risuonato nella cattedrale di Terni in occasione della concelebrazione conclusiva del pellegrinaggio delle reliquie di Giovanni Paolo II in diocesi. A presiedere la liturgia mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia, concelebrata dal vescovo Ernesto Vecchi, i sacerdoti della diocesi e alla presenza delle autorità civili e militari, della rappresentanza regionale dell’Unitalsi, dei Volontari della sofferenza e dei cavalieri dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro.

“Due figure – ha detto mons. Bassetti nell’omelia riferendosi a Giunio Tinarelli e Wojtyla – di uomini e di cristiani esemplari che hanno saputo seguire Cristo nella quotidianità della vita fino all’estrema immolazione sull’altare della sofferenza. Due figure estremamente diverse, ma, nella sostanza, fondamentalmente uguali: entrambi uomini che hanno vissuto in pienezza la fede cristiana e hanno partecipato in modo tutto speciale alla Passione del Signore. Fin da giovane, Wojtyla ha dovuto affrontare lutti e sofferenze. Anche da Papa nessuna umiliazione gli è stata risparmiata, fino al tragico attentato in piazza San Pietro, dal quale si salvò solo per miracolo: era il 13 maggio 1981. Appena qualche mese prima, il 19 marzo 1981, fu pellegrino a Terni. Aveva scelto la data della festa di san Giuseppe, umile lavoratore e padre putativo di Gesù, per venire a visitare e incontrare gli operai delle Acciaierie. E fece riferimento alla bella figura di laico e di sofferente per Cristo che è stato Giunio Tinarelli. Disse il Papa: ‘In questa cattedrale c’è una tomba, sulla quale si legge questa semplice e toccante scritta: Giunio Tinarelli testimone di fede e di amore nella sofferenza’. Giovanni Paolo II e Giunio Tinarelli sono ora nel regno dell’intercessione e della beatitudine. A essi affidiamo le nostre preghiere e suppliche al Dio della misericordia, perché ci conceda di vivere da cristiani autentici, da testimoni viventi dell’Agnello di Dio che si è caricato dei peccati del mondo perché tutti avessimo la vita, una vita nuova, che sarà senza più dolore né lutto”. Nella mattinata è stata celebrata una messa commemorativa dal vescovo Ernesto Vecchi, che ha ricordato anche lui la figura di Tinarelli: “La Chiesa dei santi Valentino, Giovenale e Firmina custodisce tra i suoi tesori di famiglia questa figura laicale esemplare per la sua testimonianza di fede e di amore a Cristo crocifisso. Un laico ternano esemplare, autentico gioiello del nostro prezioso tesoro di santità diocesana. In questo periodo, dunque, siamo esortati a riscoprire il valore spirituale, pastorale e civile della domenica, un itinerario permanente di pedagogia ecclesiale, per la riqualificazione della comunità cristiana, attorno all’eucaristia. In quest’ottica, il laico cattolico è chiamato a riesplorare i fondamenti del proprio ruolo nella Chiesa e nella società”. Dopo la celebrazione è seguita la cerimonia di inaugurazione della targa presso la mensa aziendale dell’Acciaieria a ricordo di quel 19 marzo 1981 quando Giovanni Paolo II pranzò in mensa con gli operai.

AUTORE: E. L.