Le tre tentazioni

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“Il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso”: sono le parole di una parte della professione di fede che accompagna il rito dell’offerta delle ‘primizie’.

Prima lettura

Il brano è tratto dal cap. 26 del Deuteronomio, capitolo che conclude il così detto ‘codice deuteronomico’, ovvero l’insieme delle “leggi e delle norme” che il popolo d’Israele si è impegnato ad osservare nella terra che il Signore gli ha donato.

Tra le norme da osservare, vi è appunto quella dell’offerta delle primizie: come i primogeniti degli uomini e degli animali ‘appartengono’ al Signore, così anche le primizie dei frutti della terra vengono consacrate a Lui.

Il rito consiste nella consegna delle primizie al sacerdote che funge da mediatore tra l’offerente e il Signore: al sacerdote compete di deporre la cesta davanti all’altare e all’offerente di pronunciare una professione di fede consistente nell’elencare gli elementi costitutivi della storia d’Israele, soprattutto quelli che mettono in luce gli interventi prodigiosi del Signore a favore del Suo popolo.

La formula di fede evoca infatti il passato in cui Israele ha conosciuto la permanenza forzata in una terra straniera, è stato maltrattato e umiliato, ha poi gridato al Signore che è intervenuto liberandolo e donandogli oltre alla libertà anche una terra ricca di frutti e di delizie. Si dona al Signore tutto quanto si possiede e questo dimostra la vera fede nel Signore che non abbandona mai quanti confidano in Lui.

Salmo

Alla I Lettura la Liturgia ci propone di rispondere con uno dei Salmi più belli, il Salmo 90 (91) che esprime la certezza di essere al ‘sicuro’ quando si sta “al riparo dell’Altissimo”.

È tra i più commentati e solo per citare qualche autore si pensi a san Bernardo che lo riteneva adatto “ad incoraggiare i timidi”, o a san Bellarmino che ne consigliava l’uso per la preghiera serale “affinché con la protezione divina, possano essere respinti gli assalti notturni” o anche ad uno scrittore del secolo scorso, Pasternak, che in una sua opera ( Il dottor Zivago ) parla di un soldato che teneva appeso al collo un pezzo di stoffa in cui erano cuciti i versetti di questo Salmo a mo’ di protezione durante gli attacchi bellici.

La liturgia delle Ore ne propone la preghiera ad inizio della settimana per affidare i giorni alla protezione divina con le parole: “non ti potrà colpire la sventura … egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie …”.

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal libro del Deuteronomio 26,4-10

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 90

SECONDA LETTURA
Dalla Lettera di Paolo ai Romani 10,8-13

VANGELO
Vangelo di Luca 4,1-13

 

Seconda lettura

La II Lettura tratta dalla Lettera ai Romani presenta l’importante passaggio in cui san Paolo addita gli elementi essenziali della professione di fede in Gesù che è il “Signore” e che “Dio lo ha risuscitato dai morti”. È una professione che si fa con la “bocca” e con il “cuore” ed è ‘universale’ ed ‘inclusiva’ perché “non c’è distinzione tra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti” per cui “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”.

Vangelo

In continuità con il tema della professione di fede nell’unico Signore, salvatore e liberatore, il Vangelo secondo san Luca ci propone l’ascolto delle ‘tentazioni’ di Gesù. L’episodio ha avvio dall’azione dello Spirito santo che conduce Gesù nel deserto per quaranta giorni, luogo e tempo significativi per la storia biblica in quanto figure note dell’AT hanno vissuto una o tutte e due le circostanze (Noè, Mosè ed Elia).

Nella solitudine e asprezza del deserto, Gesù è “tentato dal diavolo” per ben tre volte, ma Gesù ad ognuna risponde citando il libro del Deuteronomio. Gesù non dà quindi risposte ‘personali’, ma fa ‘parlare’ la ‘Parola di Dio’. Non dà possibilità di aperture alla ‘contrattazione’ con il diavolo, ma come figlio d’Israele sa che solo Dio deve essere adorato e solo Lui ascoltato e professato.

Il diavolo cerca infatti di provocare Gesù perché approfitti del Suo status di Figlio di Dio per superare i limiti della condizione umana. Ognuna delle tre provocazioni è oltretutto ambientata in circostanze ‘difficili’: nel deserto, in alto e sul pinnacolo del tempio. La prima delle tre ‘tentazioni’ è quella della fame biologica cui Gesù risponde con l’invito a nutrirsi del cibo spirituale che è la Parola di Dio (Dt 8,3).

La seconda è la tentazione del potere a cui Gesù dovrebbe sottomettersi, ma Gesù risponde proponendo la sottomissione che si deve soltanto a Dio (Dt 6,13). Per la terza tentazione, quella della spettacolarità religiosa, il diavolo gioca l’ultima carta che è la citazione della Sacra Scrittura, nello specifico proprio il Salmo 90(!), ma anche ad essa Gesù si oppone dicendo “non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (cf. Dt 6,16).

A conclusione c’è poi un dettaglio che solo l’evangelista Luca riferisce: “dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”. E il ‘momento fissato’ è quello in cui “satana entrò in Giuda” (22,3).

Con l’episodio delle ‘tentazioni’ Luca ci orienta già alla Passione di Gesù che abbiamo di nuovo l’opportunità di fare memoria e di meditare in questa Quaresima “tempo favorevole per la nostra salvezza” (preghiera ‘sulle offerte’).

Giuseppina Bruscolotti

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