Un Vescovo con i “campesinos” nelle missioni in Perù e in Bolivia

Mons. Bottaccioli, vescovo di Gubbio, ci racconta il suo viaggio sulle vette andine

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IL VESCOVO VISITAI SACERDOTI E LE VOLONTARIE DI GUBBIO IN MISSIONEIN BOLIVIA E IN PERÙ

Dall’8 al 24 agosto percorrendo migliaia di chilometri, in trentasei ore di aereo e una sessantina di jeep, ho affrontato il rapido giro che mi ha portato a visitare i nostri sacerdoti e le volontarie in missione in Bolivia e in Perù. Innanzitutto in Bolivia, per incontrare don Leonardo che vi si trova dallo scorso marzo. E’ venuto ad accogliermi all’aeroporto di Cochabamba, dove ero arrivato dopo l’nterminabile volo Roma-Buenos Aires-Asuncion- Cochabamba. Dopo aver sorvolato per centinaia e centinaia di chilometri zone rocciose e aride, finalmente la città di circa mezzo milione di abitanti era apparsa al centro di un’ampia valle sul versante orientale delle Ande a un’altitudine di 2.558 metri, con clima mite: la chiamano “l’eterna primavera”.

La tappa a Cochabamba l’aveva scelta don Leonardo come sosta da cui salire lentamente, per la necessaria acclimatazione, ai quattromila metri circa di La Paz, percorsi l’indomani con la “flotta”, uno dei tanti pullman che fanno quotidianamente la spola tra le due città. La Paz, sede del governo, con oltre un milione di abitanti, situata in discesa da circa quattromila a meno di tremila metri in un canyon scavato nell’altipiano dal fiumeLa Paz, sintesi della contraddizione tra la più grande povertà e la più ostentata ricchezza: le piccole baracche degradanti attorno che si reggono per scommessa su terreno franoso fanno da cornice ai grattacieli del centro allineati sulla parte bassa.Pernottiamo in una casa dell’Omg per salire 1’11 agosto sull’altipiano, a quattromila metri, per la doverosa visita a mons. Jesus Suarez, vescovo di El Alto, la nuova diocesi creata sette anni fa con uno stralcio da La Paz.

OTTOCENTOMILA ABITANTI, APPENA TRENTA SACERDOTI

La diocesi, che è quella dove don Leonardo svolge il suo ministero, conta ottocentomila abitanti e appena trenta sacerdoti.Il Vescovo, che è pure vicepresidente della Conferenza episcopale boliviana aveva già da tempo messo gli occhi sul nostro don Leo per affidargli settori di grande responsabilità. Percorriamo in jeep i duecento chilometri che ci separano da Escoma, uno dei centri situati sulla sponda del lago di Titicaca e arriviamo di notte alla casa Omg, una delle prime fondazioni, cui è legato il piccolo ospedale, il taller per la lavorazione del legno, la Cooperativa e il grande lavoro degli oratori nei vari “pueblo” (villaggi) dell’esteso territorio parrocchiale. E’ il mondo di don Leonardo il quale lo percorre per ore e ore a piedi o in bicicletta accolto con amore da quella povera gente e soprattutto dai ragazzi e dai giovani verso i quali soprattutto è rivolto il suo ministero. Nella casa di Escoma ci accolgono affettuosamente Fabrizio e Cinzia, che attende un bambino, i due giovani coniugi venuti quassù dalla Brianza e, insieme a loro, il giovane e intraprendente Michele, brianzolo anche lui, e le due famiglie dei maestri peruani della scuola tecnologica.

L’Altipiano peraltro non è così tranquillo come il suo stupendo e unico panorama dagli orizzonti interminabili cui fanno da meravigliosa cornice 1’immenso lago Titicaca ( 8.300 Km ) e gli alti monti innevati della Cordigliera Bianca: è abitato dalla fiera popolazione degli Aymara che, particolarmente agitata da “Malco” (Philipe Quispe), famoso per i recenti blocchi stradali severamente controllati dalla popolazione locale nonostante che il danno si riversi su se stessa, rivendica la sua autonomia. Ho avuto l’ impressione che quassù lo Stato sia assente. Con don Leonardo ho potuto girare per tutto l’ampio territorio parrocchiale dove sono sparsi ventimila abitanti particolarmente insidiati dalle “sette” che tentano di contrastare l’azione della Chiesa.

Con commozione, peraltro, ho celebrato domenica 12 agosto nella chiesa parrocchiale gremita di ragazze (sono mille gli oratoriani: una domenica vengono dai villaggi lontani i maschi e una domenica le femmine), che vi partecipavano attivamente e con ammirevole devozione. Nei villaggi sono i catechisti che celebrano la Liturgia della Parola e fanno oratorio. Dopo la Messa momento di incontro e di festa nei locali della casa Omg e poi pranzo comunitario: una ciotola di pasta e una pagnottella, confezionata dal bravo Michele. Commozione anche alla Messa all’ospedale la vigilia dell’Assunta. Il 15 agosto in Bolivia non è festa civile e così l’ultima Messa ad Escoma l’ho celebrata con don Leonardo nell’intimità della cappella della casa con i famigliari e i giovani della cooperativa. C’è stato anche il tempo per godere della bellezza del paesaggio e conversare a lungo fraternamente con don Leonardo così come la vigilia dell’Assunta sulla rive del lago Titicaca di un azzurro intenso che fa tutt’uno con l’intenso azzurro del cielo all’orizzonte.

DA LA PAZ A LIMACON I SUOI VENTI MILIONIDI ABITANTI COSTANTEMENTE SEPOLTI SOTTO UNA DENSA COLTRE DI NEBBIA

Due episodi accadutici a Lima, dove erano scesi dalle Ande don Antonio (Topio), don Giorgio e Antonella per accogliermi, mi sembra possano essere emblema della babilonica metropoli: subito la prima sera, a Nana, la casa dei bambini abbandonati gestita dall’Omg. Ho battezzato Stefania di due mesi, frutto di un incesto tra il nonno materno e la mamma. L’indomani, nel viaggio di salita alle montagne, nonostante non ci fossimo mai fermati, c’è stato chi è riuscito a salire dietro sul carro, a tagliare la rete e a rubare due valige: una di don Giorgio e una di Antonella. Sulla strada verso Shilla, a Jangas, un commosso segno di croce e una preghiera davanti al monumento che ricorda l’assassinio da parte dei terroristi del giovane Giulio Rocca avvenuto il 1 ottobre 1992 e ricordato come martire della carità insieme a padre Daniele Badiali assassinato a S. Luis il 18 marzo 1997. L

a sera del 17 agosto arriviamo a Shilla, la parrocchia di don Antonio, accolti calorosamente dai coniugi Antonio e Laura con i loro cinque bambini. Qui è anche il “regno” di Antonella, che però ha voluto accompagnarmi per tutti i giorni della visita ai vari luoghi del Perù: la sera è subito festa iniziata con la Messa nella nuova, bella chiesa costruita da don Antonio insieme al funzionale complesso parrocchiale. Chiesa gremita, unanime partecipazione ai canti, alle preghiere, alla Comunione. Poi immancabile saluto dell’Alcalde (il Sindaco) e di un assessore, una brava signora che si impegna in parrocchia. Infine cena per tutti (non è questo un fatto eccezionale, perché nella casa parrocchiale c’è sempre un gran giro di gente, particolarmente di poveri sempre accolti con generosa bontà).

Don Antonio, oltre che alla parrocchia, attende alla costruzione di un rifugio a 4.700 metri sul grande Hascaran (m. 6.768) i cui proventi amplieranno la possibilità di aiutare i poveri campesinos. Subito il giorno seguente di nuovo in viaggio in jeep verso Piscobamba attraverso il Passo “del Cielo”, un’ardimentosa salita fin quasi a cinquemila metri: fortunatamente la sicurezza con cui don Giorgio guida la jeep ci lascia tranquilli. Sosta per il pranzo nell’ospitale casa Omg delle ragazze a Yanama, accolti dalla madre Flavia, la grande collaboratrice di padre Hugo. A sera arriviamo a Piscobamba dove ci accolgono i coniugi Giovanni e Cristina Torre di Città di Castello con i loro quattro bambini e la nostra cara Tiziana che da mesi lavora con loro in quell’importante centro di missione Omg. Già il nostro don Mauro Salciarini aveva lavorato nella parrocchia insieme a don Ivo Baldi, attualmente vescovo di Huaras, per sette anni ed è ancora affettuosamente ricordato da tante persone. A Piscobamba ci ha raggiunto il gruppo dei nostri ragazzi e ragazze di Gubbio e di Umbertide che in due villaggi lontani ore di cammino hanno lavorato dalla scorso luglio per i più poveri condividendo la loro povertà. Della loro meravigliosa avventura daranno loro stessi relazione al loro ritorno in settembre. Domenica 19 agosto grande festa per l’accoglienza del Vescovo: messa, concelebrata con don Giorgio, nuovo parroco, nella bella chiesa costruita da don Ivo, gremita di giovani e tanta manifestazione di gioia all’oratorio. La sera ancora Messa per gli adulti venuti in buon numero.

IL SEMINARIO DIOCESANOACCANTO AL SANTUARIO DEL “SENOR DE PUMALLUCAYN”: UNA GRANDE SPERANZA

La mattina del lunedì partenza per il Seminario di Pumallucay: un luogo ideale a 2.900 metri per il raccoglimento, accanto al nuovo, magnifico Santuario in cui si conserva l’antico Crocifisso molto venerato dalle popolazioni andine. Il Seminario fu eretto nel 1942 e già raccoglie quaranta seminaristi la cui vocazione è nata attraverso la ricca serie di opere formative dell’Omg: oratori, talleres, scuole, cooperative. Il curricolo seminaristico comprende un periodo propedeutico di due anni, un corso teologico di quattro anni, un’esperienza pastorale condotta per due anni. Particolarmente sono sottolineate alcune caratteristiche fondamentali: il curricolo più che un semplice corso scolastico è innanzitutto un cammino di sequela di Gesù; uno stile di vita povero e austero in cui oltre la preghiera e lo studio sono contemplate due ore quotidiane di lavoro manuale; un impegno responsabile a animare oratori ogni domenica nei vari villaggi distanti ore di cammino a piedi. Qui a Pumallucay ho vissuto una serena giornata di distensione: mi sono incontrato fraternamente con padre Hugo De Censi, fondatore dell’Omg, mi sono confrontato positivamente con il bravo rettore, il salesiano don Gaetano Sirani, ho parlato ai seminaristi e ho celebrato con loro martedì 21 agosto prima di ripartire per Shilla per riavvicinarmi a Lima.

PUNTA OLIMPICAA 5.000 METRI VEROCOLLAUDO DELLA SALUTE

Da Pumallucay a Chacas, passando per S. Luis dove padre Daniele fu assassinato. Chacas è da anni la parrocchia di padre Hugo e il suo quartier generale con il taller maschile, con la cooperativa Artesanal don Bosco, con l’oratorio, il grande ospedale, l’Istituto Tecnologico di infermeria. Molto del lavoro padre Hugo l’ha lasciato all’esuberante nipote don Lorenzo che ci accoglie con calorosa ospitalità: Lorenzo è legato da affettuosa riconoscenza alla nostra diocesi che l’ha fatto preparare al sacerdozio nel Seminario regionale di Assisi. Mentre pranziamo con lui, siamo don Giorgio, Carlo Carosati e Paolo Pierini che mi hanno voluto accompagnare da Piscobamba ed io, mi gira la testa a seguire il gran traffico nella grande casa, ma don Lorenzo ha forze da vendere e nervi saldi: che il Signore gli doni tanta salute e abbondanza di grazia. Dopo pranzo si parte senza indugio: tanta e con tratti pericolosi è la strada che per arrivare a Shilla sale fino a cinquemila metri: una salita interminabile. A una certa altezza ci sorprende la neve e la nebbia. Eppure sulla “Punta” non abbiamo resistito alla tentazione di scendere dalla jeep per una fotografia ricordo: qui davvero ho potuto collaudare il mio stato di salute, di cui ringrazio il Signore: a quelle altezze e con la fatica quotidiana di interminabili viaggi nemmeno il minimo malore di testa, di respirazione, di stomaco, di intestino… Da Shilla via per Lima mercoledì 22 agosto: arriviamo in serata con don Antonio, don Giorgio e l’amico fedele Carlo Carosati. Bisogna essere all’aeroporto per le 23.00. Alle ore 1.35 (ora locale, 18.30 ora italiana) di giovedì 23 inizia il lungo volo di ritorno con scalo a Santiago del Cile, a Buenos Aires, a Milano Malpensa e arrivo all’aeroporto di S. Egidio alle ore 11.30 di venerdì 25 agosto: Deo gratias, non solo per essere a casa ma per tutte le cose belle che ho vissuto negli intensi quindici giorni.

AUTORE: Mons. Pietro Bottaccioli