Una casa per minori da proteggere

Inaugurata “Casa di Francesco”, comunità educativa per minori in difficoltà, gestita dal “Sicomoro”

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Arsenio Regonesi, Andreina Ciubini, mons. Domenico Cancian davanti alla "Casa di Francesco"

Il 16 luglio ha avuto luogo l’inaugurazione della “Casa di Francesco”, comunità educativa gestita dalla cooperativa “Il Sicomoro Alto Tevere”. Si tratta di un alloggio per minori che vivono una situazione di disagio all’interno delle proprie famiglie le quali, per un motivo o per l’altro, non sono in grado di prendersi cura di loro in modo adeguato. La struttura, situata in via San Francesco, nel centro di Città di Castello, fu lasciata a suo tempo da mons. Vincenzo Pieggi alla diocesi di Città di Castello, esprimendo nel suo testamento il desiderio che fosse destinata ad un’opera caritatevole. E ora è un’abitazione pronta ad accogliere minori di sesso maschile di età dagli 11 ai 17 anni, inviati dai Servizi territoriali e dai tribunali, prioritariamente residenti o domiciliati nella regione Umbria. L’edificio, internamente ristrutturato, si presenta come un’abitazione con tre camere da letto doppie, di cui due con possibilità di un terzo letto, alcune sale polivalenti, una zona pranzo, cucina, quattro bagni; oltre alla lavanderia e ai locali di servizio. L’arredamento è sobrio ed elegante in tutti gli ambienti e vi è inoltre una camera riservata agli operatori in servizio. Un ampio giardino interno, dove non mancano alberi cresciuti da tempo, è stato arricchito con nuove piante e con un’aiuola circolare dove piante commestibili fanno pensare alla futura realizzazione di un orto. La casa è servita da mezzi pubblici che consentono la partecipazione dei ragazzi alla vita sociale del territorio con contatti, anche protetti, tra interno ed esterno; è strutturata quindi come una comunità aperta nel territorio. Nella strutturazione della vita familiare al suo interno si tiene conto di quello che può essere il futuro di ogni ragazzo: il rientro nella sua famiglia di origine, l’affidamento, l’adozione o il raggiungimento dell’autonomia alla maggiore età. Come in ogni famiglia vi sono quindi normali cicli di sonno e di veglia, orari per l’alimentazione, lo studio, il gioco e lo svago.

Il lavoro all’interno della casa è affidato a figure stabili qualificate: oltre agli educatori, un assistente sociale, uno psicologo e uno psicoterapeuta. L’équipe è coordinata da un responsabile con compiti di indirizzo e sostegno al lavoro degli operatori e anche di raccordo con la rete dei servizi sociali, sanitari ed educativi. Vi sono poi attività rivolte a specifici laboratori, e attività sportive secondo le preferenze o anche le necessità dei singoli ragazzi. Né mancheranno vacanze, gite e campeggi nei vari momenti dell’anno. Dopo il taglio del nastro, ha parlato Arsenio Regonesi, presidente del “Sicomoro Alto Tevere” esprimendo parole di ringraziamento per quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto. Andreina Ciubini, assessore alle Politiche sociali del Comune di Città di Castello, ha detto che l’Amministrazione comunale sarà vicina a questa struttura e cercherà di dare tutto l’aiuto possibile. Il vescovo, mons. Domenico Cancian, ha ringraziato tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità per quest’opera, invitando a una comune preghiera prima di impartire la sua benedizione.

AUTORE: Eleonora Rose