Unioni civili, il ddl passa alla Camera

Approvato con 372 voti favorevoli e 51 contrari. Cattolici contrari al voto di fiducia

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matrimoni-gay-unioni-civili-cmykLa legge sulle Unioni civli è approvata. Il ddl è passato anche alla Camera con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti. Sul documento, che aveva ottenuto parere favorevole al Senato il 25 febbraio dopo aver eliminato la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà, il Governo aveva posto il voto di fiducia, superato con 369 sì, 193 no e 2 astenuti.
La legge, comunque, continua a suscitare polemiche nel mondo cattolico sia per i contenuti che per la decisione del Governo di porre il voto di fiducia.
“La decisione di porre la fiducia su un tema così delicato e che incide molto nella società e sulla vita dei cittadini – afferma il presidente dell’Ainc (Associazione italiana notai cattolici), Roberto Dante Cogliandro – è apparso fuori dalla storia democratica del nostro Paese che su questioni così rilevanti, sin dalla Carta costituzionale, ha sempre cercato un dialogo, un confronto anche duro tra le tante componenti della società. In buona sostanza, chi ha scritto la Costituzione aveva in mente un mondo più grande”. “Come anche già ribadito dalla Cei – ha proseguito Cogliandro – l’esecutivo avrà pure le sue logiche, le sue esigenze, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti. Mettere la fiducia su una materia così sensibile come le unioni civili è lo strumento per eliminare il dibattito e quindi il confronto parlamentare, tipico di un Paese democratico, quando invece è giusto che ci sia una politica familiare molto più attenta e rispettosa dei principi costituzionali. Avremmo auspicato maggiore spazio al dialogo e alla libertà di coscienza”.
Il ricorso al voto di fiducia è stato definito “fuori luogo” da Stefano e Rita Sereni, responsabili nazionali dell’Area famiglia e vita dell’Azione cattolica italiana. “Solo un serio confronto avrebbe potuto portare a una soluzione legislativa in grado di interpretare il sentire profondo degli italiani”, hanno detto. “Rispetto alla stesura originale del disegno di legge, indubbiamente, alcuni punti particolarmente negativi come l’introduzione della stepchild adoption sono venuti meno – riconoscono -, ma le questioni al centro della legge sono di grandissima importanza e, per questo, ci sembra quanto mai fuori luogo il ricorso del governo alla fiducia. Avremmo auspicato che ci si prendesse tutto il tempo necessario per un dibattito su temi così importanti, che richiedono una delicatezza estrema, perché coinvolgono direttamente gli aspetti più fondanti e decisivi dell’umano, le sue aspirazioni più profonde: il bisogno di amare e di essere amati, il desiderio di vedere riconosciuta la propria identità e la propria capacità di intessere relazioni profonde”. Secondo i coniugi Sereni, “una legge per regolare le convivenze omosessuali probabilmente andava fatta, ma ogni legge deve essere fatta bene, perché riguarda tutti gli individui, tutta la società e quello che essa vuole essere. Avremmo perciò preferito che si tornasse a discutere, a confrontarsi senza pregiudizi e senza secondi fini, per trovare una soluzione legislativa che davvero potesse interpretare il sentire profondo degli italiani arrivando a un punto alto di sintesi”. La scelta di porre la fiducia “ha invece azzerato la possibilità che si sviluppasse un confronto serio”.
“Questa legge – afferma la deputata Eugenia Roccella (Idea)- è andata avanti così, senza che si sia potuto votare un solo emendamento in aula. Al Senato ci sono state numerose violazioni della costituzione”. “Questa legge è fatta contro il paese, che è diviso su questo tema, ma anche contro il Parlamento. Le aule del Parlamento – ha concluso – sono vuote ma le piazze sono piene perché la protesta cresce contro il merito e il metodo di questa legge”.
Roberto Rossini, neo-presidente nazionale delle Acli, chiede però di andare avanti e di pensare ad “una legislazione seria sulla famiglia” “Già da tempo – ricorda Rossini – come Acli abbiamo approvato un documento nel quale aprivamo alla possibilità di riconoscere le unioni civili per tutelare diritti individuali, evitando però l’equiparazione con il matrimonio”. Su quest’ultimo aspetto la legge – commenta Rossini – è “perfettibile”, essendo stata oltretutto legata a “una dinamica, quella del voto di fiducia, che dovrebbe essere eccezionale e si fatica a giustificare per una materia di questo tipo, pur comprendendo la realtà delle cose”. Tuttavia, ora che le unioni civili entrano nell’ordinamento, “riteniamo prioritaria una legislazione che favorisca la famiglia, quella composta da un uomo e una donna che con la generatività garantiscono il futuro di questo Paese”, conclude il presidente delle Acli, ricordando che il diritto di famiglia vigente, in Italia, risale al 1975, quando c’era “una situazione del tutto diversa da oggi”.