La vera discepola e apostola

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Con la terza domenica di Quaresima, il cammino verso la Pasqua subisce un’accelerazione e si connota come vero cammino catecumenale. Il Vangelo della samaritana di questa domenica, il Vangelo del cieco nato di domenica prossima e il Vangelo della risurrezione di Lazzaro della domenica successiva identificano l’acqua, la luce e la vita con Cristo stesso. Una Quaresima che ci fa pellegrini verso la riscoperta del nostro battesimo, in un tempo di particolare criticità sia sociale che ecclesiale che mette alla prova la nostra fede.

La mancanza della messa ci unisce

Queste tre grandi icone bibliche quest’anno non saranno proclamate nelle assemblee liturgiche della domenica, a motivo del divieto di celebrare pubblicamente la messa. L’impossibilità di celebrare il giorno del Signore ci fa compagni di strada di tanti cristiani in terra di missione, di tanti malati impossibilitati a recarsi nei luoghi celebrativi.

In queste persone molto spesso si riscontra una vera sete di Cristo e del suo Corpo, un anelito a una pienezza di vita che solo in Cristo sanno di poter trovare. Un tempo, questo, comunque di grazia, dove l’assenza della celebrazione può farci tornare “catecumeni entusiasti” dei doni di grazia che spesso diamo per scontati.

Il Vangelo della samaritana

La samaritana, che incontriamo nel Vangelo di questa domenica si lascia educare da Gesù, che fa emergere in lei il vero desiderio. Un’opera, quella di Gesù, di vera “maieutica dei desideri” ossia capace di far “partorire” le vere necessità della samaritana. “Dammi da bere” (Gv 4,7) chiede Gesù alla donna. Ma chi ha sete? Di quale acqua si parla e per quale sete?

LA PAROLA della Domenica

PRIMA LETTURA
Dal Libro dell’Esodo 17, 3-7

SALMO RESPONSORIALE
Salmo 94 (95)

SECONDA LETTURA
Rm 5,1-2.5-8

VANGELO
Dal Vangelo secondo Giovanni 4,5-42

Il dialogo sembra svolgersi su percorsi paralleli: la samaritana rimane bloccata sulla situazione contingente, parla di secchio e di come attingere al pozzo (v. 10). Gesù, che sembra essersi appostato volutamente al pozzo in attesa della donna, con la sua domanda provoca già una riflessione che va oltre la richiesta. “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una samaritana?”, dice la donna sorprendendosi, in quanto non scorre ‘buon sangue’ tra i due popoli (v. 9). Una richiesta di aiuto apre una disponibilità più di ogni gentilezza e più ancora di un’autopresentazione.

Gesù, da vero pedagogo, prosegue con domande sempre più incalzanti, che aprono prime delle feritoie, poi delle vere e proprie brecce nel cuore della donna. L’acqua che Gesù le propone ha il gusto dell’acqua di sorgente, è “acqua viva” (v. 10). Questa novità entra nel cuore della donna facendo sorgere in lei dei dubbi sulla sua attuale situazione: che sapore ha l’acqua che ha bevuto finora? Il suo desiderio di infinito, di pienezza di vita, di amore, si è appagato?

In realtà, fino a oggi si è abbeverata a pozze di acqua stagnanti, alle quali si era assuefatta in mancanza di altro. Di fronte alla verità della sua vita, rivelata da Gesù, la donna vacilla nelle sue certezze. Lei che pensava di poter dare da bere si riconosce assetata di amore, di verità e di vita.

Gesù si rivela

Solo ora Gesù si rivela: alla domanda di senso che la donna pone – “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo” (Gv 4,25) – Gesù risponde: “Sono io, che parlo con te” (v. 26). È il nome di Dio rivelato a Mosè sull’Oreb: “Io sono colui che sono”, e mentre si rivela gli affida la missione di liberare il popolo schiavo in Egitto (Es 3,14).

La samaritana, schiava del desiderio di amare, si è lasciata possedere da amori pret-à-porter, non unici e irripetibili come è l’amore vero. L’incontro con l’Amore unico ed eterno la rende libera di andare, lascia persino la sua anfora (Gv 4,28), così indispensabile per attingere l’acqua, e diviene “apostola” della sua gente.

Il cammino della samaritana

È interessante seguire il cammino della samaritana. È una donna religiosa, ma adora un Dio diverso da quello dei giudei; ama ma è in una condizione di adulterio. Eppure Gesù a lei rivela chi è il vero Dio da adorare (vv. 22-24). Gesù non guarda il passato della donna ma si mette accanto a lei per intuire dove sta guardando. Non è questione di luoghi dove celebrare il culto, se a Gerusalemme o su un altro monte (v. 20). Non sempre la celebrazione è la prova della fede di chi partecipa.

Alla samaritana è stato sufficiente un incontro vero con il Signore, in “Spirito e Verità” (vv. 23-24), come ci ricorda il Vangelo di questa domenica. Ciò l’ha resa “discepola e apostola”. Questa domenica, come le prossime, non potremo celebrare il nostro culto; come cristiani siamo ‘costretti’ a un digiuno eucaristico. Ma l’abbondanza delle celebrazioni a cui abbiamo già partecipato ci hanno trasformato in annunciatori gioiosi del Vangelo, e adoratori in Spirito e Verità come vuole il Padre?

Don Andrea Rossi

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