Bilancio della 48a Settimana sociale dei cattolici

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“Ritorniamo a casa sentendo la responsabilità di dover dare corpo ad alcune iniziative concrete, alle quali qui abbiamo dato un nome, ma che ora attendono di essere concretizzate”. Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia- Città della Pieve, card. Gualtiero Bassetti , nel suo mandato finale al termine della 48ª edizione della Settimana sociale, che si è conclusa il 29 ottobre a Cagliari.

Il cardinale ha rivolto tre “grazie”: al comitato scientifico, alle diocesi con i suoi vescovi e delegati, con i quali “abbiamo condiviso un metodo, che ci ha allenati a camminare insieme”, e a “questa amata terra sarda, alle sue realtà e istituzioni che si sono rivelate attente e generose”, alla sua Chiesa e al suo vescovo, ma anche alle centinaia di volontari.

Un percorso, quello della Settimana sociale, che ha consentito di “denunciare le storture e le ingiustizie che attraversano il mondo del lavoro”. Infine, il card. Bassetti ha ricordato i martiri di Abitene e le loro parole: “Senza la domenica non possiamo vivere”. “Per noi credenti significa che, senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucaristia, ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere – ha sottolineato – . Del ‘lavoro che vogliamo’ la domenica è parte costitutiva: perché, se quando manca il lavoro del lunedì non è mai pienamente domenica, anche quando manca la domenica il lavoro non riesce a essere davvero degno per nessuno”.

“A Cagliari sono cresciute le quote di responsabilità sul lavoro, e segnali in controtendenza come le ‘buone pratiche’ potrebbero già formare una sorta di ‘album di intrapresa’”. Così si è espresso invece Sergio Gatti , vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, invitato a tracciare un bilancio di questa 48ª edizione.

A Cagliari la Chiesa italiana ha aperto un “cantiere” sul lavoro: qual è il primo bilancio?
“Il primo bilancio è la constatazione che sono cresciute le quote di responsabilità. La Comunità ecclesiale italiana ‘lavora per il lavoro’ da molti decenni. Attraverso l’educazione formale e informale (scuole, associazioni, istituti formativi), l’impegno nei territori, la promozione di cooperative, banche mutualistiche, associazioni sindacali, corpi intermedi, le azioni contro l’economia illegale e il recupero delle fragilità. Pensiamo poi all’incisività della Rerum novarum e, in modo diverso, delle successive encicliche sociali. A Cagliari si è voluto condensare e far diventare intenzionale, sistematico e programmatico questo impegno. Occorre rifare il punto e ripartire con consapevolezza e visione. Lo insegnava anche Giuseppe Toniolo, fondatore delle Settimane Sociali”.

Con i 30 passi e le sette proposte “cantierabili” la Settimana sociale ha inaugurato un “metodo” di interlocuzione con le forze politiche. Come proseguirlo?
“È una delle novità metodologiche di questa 48ª edizione. Occorre monitorare il dibattito parlamentare che accompagnerà, ad esempio, al Senato l’iter della Legge di bilancio 2018. Seguire con maggiore attenzione e costanza la produzione normativa italiana ed europea in materia di lavoro, ma anche in materia di tecnologie digitali, di fiscalità, di banche, di ambiente. E poi contribuire ad un’applicazione corretta e coerente delle norme una volta approvate. Lo schema di lavoro potrebbe essere riassunto in quattro passaggi: approccio culturale, scelta politica, elaborazione normativa, applicazione coerente e ben organizzata”.

Mons. Santoro ha lanciato un forte appello affinché il mondo cattolico riprenda la sua “leadership” nel dibattito pubblico, sociale e politico. Come dovrà strutturarsi, concretamente, nelle diocesi il “gruppo di collegamento” di cattolici impegnati in politica?
“Dare continuità e un minimo di strutturazione è una delle questioni sulle quali ci si dovrà misurare a breve. Ci sono tantissime competenze ed esperienze nella comunità ecclesiale italiana, le migliori e più robuste soft skills , e direi anche una certa disponibilità a metterle al servizio del ‘bene comune’. Un potenziale che non si può sprecare nell’interesse generale e, soprattutto, della ‘questione lavoro’. L’alleanza tra le generazioni vuol dire anche che tra mercato del lavoro e sistema delle pensioni c’è un legame strettissimo, così come tra denatalità-longevità, da una parte, e sostenibilità del sistema di welfare, dall’altra”.

Come proseguirà il censimento delle “buone pratiche”?
“Con il medesimo metodo ma con una organizzazione che potrà essere potenziata. Intanto dobbiamo valorizzare quelle raccolte e selezionate e precisare le ‘lezioni’ che da esse si traggono. Nell’ultima pagina dell’ Instrumentum laboris si indica già una strada che si basa sul metodo sperimentato con successo. Ma aggiungo un’indicazione concreta più generale. E cioè, è importante conoscere e utilizzare a livello locale i materiali, le risorse che sono a disposizione di tutti: il sito, la app, la mostra itinerante, l’ Instrumentum laboris con le sue trenta mosse, il docufilm. Ma anche gli interventi del premier Gentiloni, del presidente Tajani, del ministro Poletti e del senatore Sacconi. E presto le buone pratiche che potranno formare un “album dell’intrapresa”.

 

Anche l’Umbria ha dato il proprio contributo alla Settimana sociale, con i suoi giovani (La “primavera” della Settimana sociale) e con Confcooperative che ha lanciato il progetto Coop Up.

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